Una tv egiziana ha trasmesso un video, girato all’ insaputa del ricercatore friulano ucciso in Egitto, in cui si vede Giulio Regeni parlare con il presidente del sindacato dei venditori ambulanti egiziani. Nel dialogo, l’uomo chiede denaro per curare la propria moglie malata di cancro, Regeni dice di non poterne dare, essendo un accademico, ma prospetta la possibilita’ di finanziare la raccolta di “informazioni” sul sindacato e i suoi “bisogni”. Il video girato con una microcamera della polizia del Cairo nascosta in un bottone della camicia del sindacalista.
La tv di Stato egiziana ha trasmesso un estratto inedito di un video che mostra un incontro tra Giulio Regeni e il capo del sindacato degli ambulanti, Mohamed Abdallah, risalente al 6 gennaio del 2016. Nel filmato, girato di nascosto dallo stesso Abdallah – che ha ammesso di aver denunciato Regeni ai servizi segreti del Cairo – il sindacalista chiede al ricercatore friulano dei soldi spiegando che la moglie è malata di cancro. “Sono un accademico, non posso usare il denaro a titolo personale per nessuna ragione, questo non è possibile, sarebbe un grosso problema. Nella mia application, cioè nelle informazioni che devo fornire alla fondazione britannica (Antipode, ndr), non è possibile che io faccia riferimento a un uso personale dei soldi”, replica Regeni in arabo alle domande di Abdallah, che insiste: “Il denaro quindi non può essere chiesto a titolo personale?”. “Questo non lo so. Il denaro passa attraverso (una richiesta) di Giulio, poi dall’istituzione britannica arriva al Centro egiziano (per i diritti economici e sociali, ndr) fino al sindacato degli ambulanti”, risponde ancora Regeni.
Il video, che è stato consegnato alla procura di Roma dal procuratore egiziano nell’incontro che si è tenuto nel dicembre scorso, dimostra non solo che il ricercatore era attenzionato dalla polizia, ma che qualcuno, con tutta probabilità, tentò di incastrarlo.”Non ho nessuna autorità. Io sono solamente uno straniero in Egitto – dice Giulio a Abdallah – Sono un ricercatore e mi interessa procedere nella mia ricerca – progetto. Io, Giulio, il mio interesse è questo. E mi interessa che voi come venditori ambulanti fruiate del denaro in modo ufficiale, come previsto dal progetto e dai britannici. Questo è l’importante per me”.”Non ho altri interessi – continua il ricercatore – E mi auguro che sia lo stesso obiettivo di quelli del Centro”.Giulio chiede un contributo a Abdallah, idee per usare al meglio il finanziamento di diecimila sterline che forse sarebbe arrivato dalla fondazione britannica Antipode, e il sindacalista risponde: “No … allora … Giulio … non riesci a capirmi! Questi soldi li useremo in progetti di affitto di spazi per bancarelle eccetera, oppure li useremo per progetti politici per promuovere la libertà”.E Giulio risponde secco: “Fare politica la vedo difficile in questo frangente!”.
“Allora, se sul piatto si mette una buona idea e intendiamo ottenere sovvenzionamento – prosegue Giulio senza immaginare di essere ripreso attraverso una microcamera nascosta dal suo interlocutore – sempreché ce li concedano, mi auguro di sì, allora ci saranno eventualmente molti progetti provenienti da diverse parti del mondo per i quali poter ottenere del denaro. Quindi, quello che voglio spiegare è che la cosa non è sicura al cento per cento, ma dobbiamo tentare e sperare. Se noi sul piatto abbiamo delle idee, magari proveniente, ad esempio, da te, allora, una volta ottenute le informazioni (relative alle eventuali idee e progetti N.d.T.)” Nei quarantacinque minuti del colloquio, avvenuto in un bar del quartiere Ramses del Cairo, Abdallah fa più volte riferimento ai soldi che vorrebbe utilizzare per le sue questioni familiari: “Mia figlia ha subito un intervento e necessita di essere sottoposta ad un ulteriore intervento e quindi mi trovo in condizioni di bisogno economico”, dice Abdallah e Giulio risponde: “Mi dispiace, ma questa è un’altra questione. Io non so cosa dirti in relazione ai soldi! Soldi che, tra l’altro, potrebbero arrivare dopo marzo e non adesso. Non possiamo fruire di altri soldi prima dell’arrivo dei soldi dell’istituto britannico!”.
Il colloquio avviene il 6 gennaio e questo è un dettaglio importante per le indagini perché contraddice la ricostruzione fatta lo scorso settembre dal procuratore della Repubblica Araba d’Egitto Nabil Ahmed Sadek, secondo la quale Abdallah avrebbe denunciato la prima volta Giulio il 7 gennaio 2016.Il video, realizzato con mezzi che con tutta probabilità proprio la polizia ha fornito al sindacalista, dimostra che Abdallah aveva parlato di Giulio alla National Security egiziana ben prima del 7 gennaio, nell’intervallo compreso tra la riunione del sindacato cui Giulio aveva partecipato, unico europeo presente, a metà dicembre del 2015 e il 6 gennaio, giorno in cui Abdallah indirizzato dalla polizia fece la chiacchierata con il giovane.