Approvata la relazione del segretario Matteo Renzi che fa autocritica, “abbiamo straperso”. La minoranza non ha alzato le barricate ma si e’ sfilata dal voto perche’ comunque il Mattarellum piace anche a loro. Renzi si e’ detto pronto a ripartire dal 41% dei consensi e ha posto il veto sulle riforme fatte. Unico momento di tensione quando Giachetti rivolgendosi a Speranza ha detto “avete la faccia come il c…”.
Matteo Renzi fa autocritica: davanti ai 1.200 delegati del Partito democratico riuniti in Assemblea nazionale all’Hotel Ergife a Roma, l’ex presidente del Consiglio si assume la responsabilita’ della bocciatura del referendum costituzionale dello scorso 4 dicembre. “Abbiamo straperso”, riconosce il segretario del Pd accolto poco prima dall’assemblea con una standing ovation. A poco serve leccarsi le ferite con il si’ ricevuto da oltre 13 milioni di italiani, perche’ soprattutto al Sud e fra i giovani il no sulle schede referendarie ha prevalso nettamente, ha spiegato Renzi, che ha comunque invitato il suo partito a guardare avanti e a pensare a riconquistare la guida del Paese. Non e’ dunque il momento di convocare il congresso, “che faremo nei tempi necessari” e che non deve essere una resa dei conti. Renzi punta a nuove elezioni, entro aprile, e propone al suo partito e a tutto il Parlamento un ritorno al Mattarellum, la legge elettorale con un 75% di seggi assegnati con l’uninominale secca e il 25% con metodo proporzionale. Accolta dalla maggioranza del Pd – ma non dalla minoranza di sinistra – da Fratelli d’Italia e dalla Lega “purche’ si torni a votare”, ha detto il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli, la proposta di Renzi e’ pero’ respinta da Forza Italia per voce del capogruppo alla Camera Renato Brunetta che la definisce un ultimatum e dal Movimento 5 Stelle che punta invece a tornare alle urne con la versione dell’Italicum che la Corte costituzionale dovrebbe licenziare, emendata, il prossimo 24 gennaio.
Nel Pd le correnti riaprono i giochi interni. Le aree che fanno capo a Dario Franceschini, Matteo Orfini e Maurizio Martina, tengono per ora, la linea del segretario. Quanto alla minoranza, sono gia’ in campo Roberto Speranza ( sostenuto da Pier Luigi Bersani, che in assemblea si fa vedere per poco) ed Enrico Rossi. Ma potrebbe esserci anche Michele Emiliano. Mentre Gianni Cuperlo tiene una linea distinta da quella dei bersaniani e una posizione a se’ hanno anche gli ex civatiani di Rete Dem. La relazione del segretario ha avuto 481 si’, ma i delegati di minoranza sulla carta sono circa 300, quelli di maggioranza circa 900: “Non ha votato nemmeno la meta’ di loro”, nota un deputato.
“Mi è scappata una parolaccia, può capitare, anche se chi mi conosce sa che non è nel mio stile. Ma non eccediamo con il perbenismo”. Lo ha detto Roberto Giachetti, deputato del Pd, intervenendo oggi ad Agorà (Rai3). Ieri, durante l’Assemblea del Pd, il vicepresidente della Camera aveva apostrofato alcuni colleghi di partito con l’espressione “avete la faccia come il culo”.