Renzi contestato all’assemblea della Confcommercio sugli 80 euro controbatte: ‘Che non fossero apprezzati da voi lo sapevamo da tempo, ma che fossero una misura di giustizia sociale verso gente che non guadagna 1500 euro al mese lo rivendico con forza’. Il premier si e’ impegnato a non aumentare l’Iva nel 2017. ‘Fischiate pure, ma io difendo la buona politica’, ha detto rivolto alla platea. Alla fine, dai fischi ai selfie con i alcuni contestatori che gli hanno regalato una maglietta con su scritto: ‘Piu’ coraggio, meno tasse’.
“I numeri di posti di lavoro dell’Istat qualsiasi paese che non vive di rancore ideologico dovrebbe accoglierli con uno sguardo sorridente. Dal febbraio 2014 sono 455mila posti in più, più 390mila a tempo indeterminato. Aver cancellato l’articolo 18 non ha tolto diritti, non ha permesso di licenziare ma di assumere”. Lo ha detto il premier Matteo Renzi all’assemblea generale di Confcommercio. “L’Italia deve guardarsi con occhi di verità allo specchio – ha aggiunto rivolgendosi alla platea di Confcommercio -, i dati positivi sulla disoccupazione riguardano gli altri e non voi. La ripresa ha coinvolto soprattutto altri settori”. “Aver cancellato l’articolo 18 non ha tolto dei diritti ma ha consentito alle imprese di assumere ma i lavoratori autonomi e la piccola impresa sono ancora in condizioni di difficoltà, Jobs act ha dato risultati positivi ma ancora non basta”, ha concluso.
“Io credo nella politica, fischiatemi pure se avete coraggio”. Cosi’ il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che risponde ad alcuni contestatori in platea. Un brusio di dissenso si e’ levato quando Renzi ha fatto un riferimento alla misura degli 80 euro. “Che non fossero apprezzati da voi – ha detto Renzi – lo sapevamo ma lo rivendico con forza come un atto di giustizia sociale”.
“L’Italia riparte se la smettiamo di lamentarci solo per quello che non va, se ridiamo fiducia ai consumi”. “Io sono il primo ad indignarmi – ha detto – ma accanto all’indignazione e alla rabbia se vogliamo riportare l’Italia dove l’avevano portata i nostri nonni, bisogna dare anche un messaggio di fiducia, positivo”. “C’e’ ancora bisogno di corpi intermedi. Il mondo che ci attende e’ pieno di difficolta’ ma anche di opportunita’”.
“C’è ancora bisogno di soggetti intermedi forti e vivi”, soprattutto perché “quello che ci attende è un futuro pieno di opportunità e di difficoltà, la scommessa del governo è riuscire ad aiutarvi ad essere competitivi nel mondo, la mia scommessa è che l’Italia possa essere tra dieci o venti anni dalla parte dei vincenti e non lo dico per ottimismo generico”. Lo ha detto il premier Matteo Renzi, parlando all’assemblea generale di Confcommercio. “In questi anni una zavorra c’è stata – ha aggiunto -: l’incapacità della classe politica di accompagnare il cambiamento”.
“L’Italia e’ attraversata da un crescente sentimento di apprezzamento e di fiducia dall’estero. Non siamo piu’ quelli che vanno sui giornali per scandali e problemi”. “Sull’immigrazione non c’e’ nessuna invasione: c’e’ un grande problema emergenziale ma nessuna invasione. Fischiatemi pure ma se c’e’ qualcuno che rischia di morire in mare il mio paese e’ orgoglioso di salvare quella persona prima di fare polemiche demagogiche e populiste. Abbiamo cercato di raccontare che non e’ sulla paura che si vincono le sfide”.
”La zavorra del Paese sono i troppi politici, la vera rivoluzione è tagliarli”. Lo dice il presidente del Consiglio Matteo Renzi intervenendo all’assemblea di Confcommercio. Comunque Renzi ha sottolineato di ”credere nella politica e nella possibilità che si possa cambiare. Dovete credere nella politica, perché non è vero che i politici sono tutti uguali”. “Noi abbiamo fatto le riforme per eliminare l’eccesso del ceto politico”, conclude Renzi.
Per il presidente di Confcommercio si può consolidare una ripresa “senza slancio” se si realizzano “alcune condizioni necessarie”, a cominciare dallo stop alle clausole di salvaguardia nel 2017. Bisogna “intervenire sui nodi strutturali che bloccano la crescita” riducendo la pressione fiscale su famiglie e imprese, “ad oggi ancora per nulla compatibile con un Paese più moderno ed equo”.
“Confcommercio è pronta a dare il suo contributo per un Paese più moderno e più giusto perché è su riforme ed equità che si gioca il destino dell’Italia”. Il presidente confederale Carlo Sangalli ha iniziato la sua relazione all’Assemblea 2016 sottolineando “necessità e urgenza di riforme istituzionali”. Passando a parlare di economia, Sangalli ha sottolineato che c’è ancora una “nebbia che avvolge le possibilità di crescita dell’economia italiana”, tanto da “mettere in discussione il teorema che la crisi sia soltanto un brutto ricordo”. Siamo insomma di fronte a “una ripresa senza slancio, senza intensità e senza mordente”. Confcommercio vuole tuttavia “mantenere una quota di ottimismo”, a patto che si realizzino “alcune condizioni necessarie, la più importante delle quali riguarda l’Iva”. Infatti, “l’intenzione del governo di non far scattare le clausole di salvaguardia nel 2017 e quindi di non toccare l’Iva – ha scandito Sangalli – è un impegno irrinunciabile per la crescita”. Certo, va rafforzata la capacità del sistema-Italia di competere sui mercati internazionali, ma “senza una solida ripresa dei consumi interni non può esserci uno sviluppo diffuso”. E quindi “spostare la tassazione sulle cose”, quindi aumentare l’Iva, è come lanciare un boomerang perché alla fine l’Iva la paghiamo tutti”. Per il presidente di Confcommercio occorre invece “intervenire sui nodi strutturali che bloccano la crescita”. Sangalli ha quindi ribadito la necessità di ridurre la pressione fiscale su famiglie e imprese, “ad oggi ancora per nulla compatibile con un Paese più moderno ed equo”. Il governo ha fatto, è vero, “passi in avanti in materia fiscale”, ma “forse è mancata una visione organica del fisco che si vuole per un’Italia più forte e più dinamica. Il fisco che funziona è equo, trasparente, stabile e fatto di pochi tributi”. Per questo Confcommercio propone da tempo “una profonda riforma fiscale, in particolare dell’Irpef, con poche aliquote e l’introduzione di una ‘no tax area’ uguale per tutti i lavoratori”. Accompagnata da “una forte e coraggiosa lotta all’evasione, all’elusione fiscale, alla corruzione” e magari, in futuro, dall’inserimento in Costituzione di “un vincolo alla spesa pubblica complessiva in modo tale da avere meno spesa e meno imposte”. Dopo aver ricordato il “sacrosanto diritto degli imprenditori a “lavorare in un contesto sereno e sicuro”, la necessità di “rivedere e migliorare il nostro modello di offerta, di governance, di promozione, di servizi in campo turistico” e di interventi per migliorare l’accessibilità delle nostre Regioni, la logistica e il cabotaggio, Sangalli ha parlato del credito (“Una rete che a volte invece di rilanciare, rischia di impigliare gli imprenditori”). Chiedendo, in particolare, “un ritorno alle ragioni originarie del Fondo centrale che garantisca, attraverso i Confidi, il credito alle piccole e medie imprese”. E sottolineando, rivolto alle banche, che “la sola politica di rating e semafori rischia di ampliare la distanza con le aziende. C’è invece bisogno di prossimità, di vicinanza, di partecipazione”. Il presidente di Confcommercio ha quindi parlato di lavoro, “strumento di dignità prima ancora che di cittadinanza”, sottolineando che “la materia dei contratti va lasciata all’autonomia delle parti” perché “non esiste una sola rotta per legare flessibilità e produttività e ogni settore ha il suo orizzonte”. Quanto al costo del lavoro, “occorre fare un passo in più, servono anche interventi strutturali” agendo, ad esempio, sulle tariffe Inail e sui contributi Inps che “costano alle imprese del terziario oltre 2 miliardi annui in più del dovuto. Il disavanzo di gestione positivo del nostro settore dovrebbe permettere di abbassare i contributi alle imprese che lo generano. Non dovrebbe finanziarne altre. Altrimenti, alla fine, a pagare siamo sempre noi”. Altra proposta riguarda la sanità: “perché non far giocare insieme Sistema sanitario nazionale e Fondi Sanitari?”, ha chiesto Sangalli ribadendo la proposta di riforma già presentata al Governo e alle forze politiche insieme a Confindustria. Il presidente di Confcommercio ha concluso la sua relazione con un forte appello al senso di responsabilità, che “nasce dal sapere di rappresentare una parte essenziale del Paese” ricordando che “i corpi intermedi, quelli che sono vivi e che funzionano, non sono la zavorra di questo Paese”.