Matteo Renzi torna alle origini del Pd di Veltroni e dal Lingotto di Torino lancia la sua piattaforma congressuale, rivendicando la scelta di essere anche candidato premier per ”dettare l’agenda di un’Italia che non si rassegna al catastrofismo”. Quello dell’ex premier e’ un discorso che guarda al governo del Paese, a partire dalla sfida con chi cavalca la ”paura”. Un discorso che parte dalla parola ”insieme” e termina con altre due parole, ”identita”’ e ”patriottismo”. Andrea Orlando risponde a Renzi sottolineando che il Lingotto e’ patrimonio ”di tutto” il Pd e non solo della mozione renziana.
Dal palco del Lingotto di Torino Matteo Renzi lancia un messaggio distensivo ai due candidati alla segreteria Dem riservando i toni più duri agli scissionisti del Partito democratico. Stop alle polemiche interne dunque, ma anche “basta con la sinistra della paura e della nostalgia”.”Questo è un popolo che non parla mai male degli altri e il mio messaggio è per Orlando e Emiliano: a loro auguro ‘in bocca al lupo’ e l’assicurazione che da parte nostra non ci sarà mai una polemica ad personam come quelle che abbiamo subito noi per settimane”, ha ribadito l’ex premier aprendo la sua campagna congressuale.
Immediata la risposta del ministro della Giustizia, che, da Civitanova Marche, augura ‘buon lavoro’ a Renzi e alla parte di Pd riunita al Lingotto, “in un luogo che appartiene a tutti noi, al nostro immaginario, perchè lì è iniziata l’avventura del Pd. E non posso che augurarmi che da questo confronto possa arrivare un arricchimento per tutti quanti”. Toni concilianti ma le differenze tra i due non svaniscono e si evidenziano nei contenuti: Renzi guarda al governo, ribandendo la necessità e l’importanza di un segretario-candidato premier. L’opposto di quel che fa Andrea Orlando, che propone la separazione dei ruoli. il Guardasigilli rivendica di essere in giro nelle piccole città e periferie del Paese, da chi sente la politica “lontana dalle grandi convention”.Lontana dal Lingotto, quindi.Ma se ai compagni di partito l’ex segretario rivolge frasi di velata apertura, così non è per gli scissionisti, rei di essersi fatti portavoce di quel sentimento della paura “che non ci appartiene” e a cui lancia l’ultima stoccata: “Liberiamoci dall’atteggiamento di chi va ai talk show per battaglie rancorose verso qualcuno o qualcosa”.
Da fuori, pochi minuti prima, anche un ex storico attaccava Renzi: il leader del nuovo Movimento Democratici Progressisti, Pierluigi Bersani da Mestre ha ribadito come “pretendere di riassumere il centrosinistra in un partito e il partito in un capo significa andare contro un muro”. Sempre Bersani ha ammesso che “conRenzi non c’è mai stata una grande intesa”. Perché “per ragionare bisogna essere in due e se uno pensa di farlo da solo o in una cerchia molto stretta non riesce a scambiare veramente le opinioni”.Renzi non dimentica neanche gli avversari di sempre, quei ‘grilllini populisti’ esempio dell’antipolitica. “Noi siamo quelli che rifiutano l’antipolitica ma non ci possiamo lamentare del grillino di turno perchè anti politica è il populista ma anche il tecnocrate che fa come gli pare”, tuona l’ex premier dal padiglione 1 del Lingotto.
E Luigi di Maio non fa attendere la sua battuta: “Ma uno che ha governato per tre anni e ora lancia un programma per cambiare l’Italia merita solo una domanda: perchè non lo hai fatto prima?”, ha dichiarato il vice presidente della Camera che rilancia: “Queste persone dovrebbero tornare a casa, altro che lanciare slogan”. In diretta Facebook, Di Maio torna sul decreto banche varato nel 2016. “Tagliando gli stipendi ai nostri eletti del MoVimento 5 Stelle nelle istituzioni, finanzieremo un ricorso alla Corte Europea dei diritti dell’uomo per chiedere che vengano restituiti i soldi ai risparmiatori.Dovrebbero andarsene a casa. Altro che Lingotto”, scrive.Nel frattempo la platea a Torino va in tutt’altra direzione: Matteo Renzi, tra applausi e selfie, è ufficialmente ricandidato alla guida del Partito democratico. E da questa sera la sfida del congresso è lanciata.