Oggi e domani partecipera’ con Obama al vertice Nato di Varsavia il premier Matteo Renzi, che ieri, in vista dell’appuntamento, e’ salito al Quirinale, dove si e’ anche fatto il punto sulla situazione politica. Di fronte alle fibrillazioni Ncd Renzi avrebbe espresso fiducia sulla tenuta DEL governo, ferma restando la boa DEL referendum. Nell’agenda DEL vertice polacco il terrorismo, l’Ucraina e il Medio Oriente, con l’ombra della Brexit. A Roma oggi interrogatorio di Raffaele Pizza, fratello dell’ex sottosegretario Giuseppe, ritenuto al vertice dell’ennesimo presunto scandalo tra affari e politica.
Il colloquio tra Renzi e Mattarellaha avuto al centro il vertice Nato di Varsavia, che impegnera’ il premier in questi due giorni. Ma sarebbe divenuto anche occasione per fare il punto sugli scenari dei prossimi mesi, a partire dal referendum costituzionale. Renzi e’ determinato a non lasciare spazio a nessun gioco di palazzo: se il referendum verra’ bocciato, il governo si dimettera’ e lui, da segretario del Pd, non potra’ che dirsi convinto che debba trarre le conseguenze anche il Parlamento e non ci siano alternative al voto. Ma le difficoltà sono molteplici.
Le voci di possibili crisi di governo che siano dovute alla rottura con Ncd al Senato, o alla sconfitta del referendum costituzionale, chiamano in causa il Quirinale. E’ a Sergio Mattarella che la politica guarda per capire cosa intende fare se Renzi dovesse davvero trovarsi senza una maggioranza. E in un certo senso anche lo scontro tutto interno al Pd sembra tirare in ballo l’inquilino del Colle dal momento che un giorno Massimo D’Alema assicura che se cade Renzi non ci saranno elezioni anticipate, il giorno dopo è invece il premier ad avvertire che senza di lui l’unica via d’uscita sono le elezioni anticipate. Schermaglie politiche appunto, dalle quali Mattarella si tiene distante, come ha sempre ribadito di voler fare, ben sapendo che non è ai leader politici che spetta il potere di scioglimento o meno delle Camere. Dal Quirinale assicurano che per il momento il capo dello Stato non vuole entrare in questi giochi di palazzo e perciò non possono che definire “fantasiose ricostruzioni” quelle che descrivono Mattarella impegnato a studiare piani B o C per il dopo Renzi. Prematuro quindi ipotizzare governi di scopo o istituzionali guidati da qualche carica istituzionale o da ministri provenienti dalla stessa storia politica del Presidente (come Dario Franceschini). Certo a giorni ci sarà un importante test per la tenuta del governo, quando al Senato si voterà sul Bilancio degli Enti locali ma entrare nei retroscena politici non è abitudine del Capo dello Stato. Quanto al dibattito sulle modifiche alla legge elettorale, l’Italicum, è noto che Mattarella sia storicamente sensibile al tema della governabilità dal momento che fu autore di una legge maggioritaria e che non potrà ignorare il fatto che se si apre una crisi politica con lo sbocco di elezioni anticipate le forze politiche dovranno porsi il problema dell’assenza di una legge elettorale per il Senato. Quello che viene superficialmente definito ‘Consultellum’ infatti non è una legge elettorale vera e propria ma il residuo di una sentenza della Corte costituzionale, quella che bocciò il porcellum. Insomma in caso di vittoria del No al referendum e di conseguente permanenza in vita del Senato potrebbe diventare indispensabile un intervento sulla materia anche se Renzi per ora lo esclude. E forse questa è una riflessione che potrebbe indurre il premier a rinunciare ai suoi propositi bellicosi di dimissioni e a prendere in considerazione alcune piccole modifiche all’Italicum prima di andare al voto. Più complicato appare invece pensare di rinviare il referendum costituzionale a seconda dei destini del governo perchè si tratta di percorsi distini, l’unica cosa che potrebbe effettivamente impedire la consultazione sulla riforma costituzionale sono infatti le elezioni anticipate.