LUNEDI’ DATI DIOSSINA 7 E 8 MAGGIO
Diossina oltre 700 volte la soglia di sicurezza, il cancerogeno benzoapirene nove volte il limite annuale, l’inquinante Pcb in quantita’ ‘sensibilmente superiore’ alla norma: nelle 48 ore immediatamente successive al rogo di Pomezia, a 100 metri dai capannoni in fiamme della Eco X, i valori a rischio della qualita’ dell’aria erano letteralmente alle stelle. I dati dell’Arpa Lazio, diffusi ieri.
Il 5 e il 6 maggio nelle immediate vicinanze dell’incendio alla Eco X di via Pontina sono stati rilevati valori “estremamente piu’ elevati” di diossina, oltre 700 volte la soglia di rischio per la salute. E’ quanto si legge in una nota dell’Arpa Lazio. Il giorno in cui e’ divampato il rogo quindi le rilevazioni indicavano una percentuale di concentrazione di diossine e furani di 77,5 picogrammi per metro cubo, a fronte del limite di 0,1 picogrammi per metro cubo indicato dall’Oms.
L’Arpa Lazio quindi spiega che “sono state completate le determinazioni analitiche per la ricerca di microinquinanti organici sui campioni relativi alle giornate del 5 e 6 maggio 2017 prelevati nelle immediate vicinanze dell’incendio: le concentrazioni diossine e furani, per le quali l’Oms ha indicato come riferimento indicativo per ambienti urbani un valore di 0,1 pg/m3 sono risultate estremamente piu’ elevate del suddetto valore (77,5), presumibilmente a causa dell’entita’ e del materiale combusto durante l’incendio. La concentrazione di benzoapirene, l’unico idrocarburo policiclico aromatico normato e’ superiore al valore limite annuale pari a 1 ng/m3″ ed era a quota 9,1. Le concentrazioni di policlorobifenili sono risultate sensibilmente superiori a quelle rilevate normalmente in aria ambiente”.
“Dati impressionanti, è stato un vero disastro”. Così Legambiente Lazio sul rogo di POMEZIA che “ha prodotto una concentrazione di diossine impressionante nell’aria intorno all’incendio. Bisogna evitare allarmismi ma ora è fondamentale individuare i terreni di ricaduta al suolo attraverso i modelli per lo studio dei venti, solo così si può avviare una seria di bonifica, che operi là dove è necessario intervenire, per mettere così in sicurezza la salute delle persone e tutti il comparto agro-silvo-pastorale del territorio”, dichiara il presidente Roberto Scacchi. “Presenteremo un esposto alla procura – annuncia Scacchi – che possa essere di sostegno alle indispensabili indagini delle cause, intanto ringraziamo con forza Arpa Lazio per il gran lavoro di monitoraggio che ha messo in campo in questa settimana e dovrà continuare”.
“L’Istituto Zooprofilattico del Lazio e della Toscana ha esaminato vari campioni raccolti in varie aree: sulle foglie di carciofo a Velletri, su trifogli di campo ad Ardea, poi Albano, Pomezia. Al momento in nessuno dei campionamenti effettuati sono state rilevate tracce di quello che si cercava, anzi in tutti sono stati rilevati valori inferiori al limite di rilevabilita’. La ricerca riguarda microinquinanti organici”. Lo ha detto il vice capo di gabinetto del Campidoglio con delega alla sicurezza Marco Cardilli nel corso della seduta della commissione capitolina Ambiente dedicata al rogo dello stabilimento di stoccaggio rifiuti della Eco X a Pomezia. “Analogo campionamento e’ stato fatto per quanto riguarda l’amianto dove il suo risultato e’ ben diverso ma questo ce lo aspettavamo. All’interno della Eco X sono state rinvenute fibre di amianto disperse, questo vuol dire che che evidentemente c’e’ stata una dispersione di amianto e che il vento potrebbe averlo sparso”. Il professor Roberto Ronchetti, membro dell’Osservatorio ambiente e salute del Campidoglio ha pero’ rassicurato: “Il mesotelioma della pleura viene dopo anni che uno respira amianto”.