Nuovo governo o voto. Questa la strada stretta davanti al centrodestra. Il giorno dopo l’appello di Sergio Mattarella a mettere al centro l’interesse del paese, il leader della Lega un passo in avanti lo fa. Perché il no diventa un ni, e la sponda con i democratici (ieri invocata velatamente dal Cav) oggi non è esclusa nemmeno ai piani alti di via Bellerio. “Nel Pd spero siano a disposizione per dare una via d’uscita al paese, a prescindere da chi uscirà dalle primarie”, dice Salvini.
Non rinuncia ‘Il Capitano’ alle aspirazioni a diventare premier; non mette nemmeno in dubbio la trazione ‘centrodestra’ dell’esecutivo che verrà, dicendo un no chiaro ai ”pastrocchi”. Ma sul piatto mette una nuova disponibilità al dialogo con il Pd. O perlomeno a chi nel Pd vuole “dare una via d’uscita al paese”. In attesa di vedere come evolve la situazione al Nazareno. In casa azzurra le parole di Salvini vengono lette in maniera positiva. Ma resta un certo scetticismo. Nessuno si nasconde le insidie di questo passaggio. E sottotraccia resta il sospetto che alla fine la Lega voglia sfruttare l’onda lunga e ‘mangiarsi’ Forza Italia. Ma se è un bluff, ad Arcore saranno costretti ad ‘andare a vederlo’. Perché il pallino è in mano a Salvini e Berlusconi non vuole (e non può) rimangiarsi il patto preelettorale.
Se la parola d’ordine diventa ‘stabilità’, Forza Italia e Lega continueranno a camminare di pari passo. L’importante, per Berlusconi, è tenere fuori da ogni accordo il M5S. “Meglio le larghe intese che Di Maio a Palazzo Chigi o un ritorno alle urne”, sintetizzano al quartier generale forzista. I due alleati si marcano stretto. Anche per questo, riferiscono, resterebbe ancora in piedi l’idea di presentare una delegazione unica al Quirinale per le consultazioni. Del resto, salire al Colle insieme darebbe un segnale forte sulle comuni intenzioni del centrodestra e a quel punto il Quirinale non potrebbe sottovalutare questo dato, in vista della decisione di dare un incarico di governo.