GRASSO: ‘IMPOSSIBILE ONORE PUBBLICO’ COMUNITA’ EBRAICA ROMA INSORGE, ‘PANTHEON SAREBBE UNO SCEMPIO’ . QUELLE DELLA REGINA ELENA TRASLATE VENERDÌ DA MONTPELLIER. SAVOIA A VICOFORTE PER VITTORIO EMANUELE, MA STOP AL PANTHEON. MINNITI, PIETA’ SI’, RAGIONE NO
Polemiche sul rientro delle spoglie di Vittorio Emanuele III con quelle della regina Elena, traslate nel santuario di Vicoforte (Cuneo). Il presidente del Senato Pietro Grasso ribadisce il suo no a qualsiasi onore pubblico. ‘Pieta’ non e’ dar ragione’, aggiunge il ministro dell’Interno Minniti. Per Emanuele Filiberto le salme devono andare al Pantheon: ‘Abbiamo un documento del rettore che lo autorizza’. Di diverso avviso la presidente della comunita’ ebraica di Roma, Ruth Dureghello: ‘Sarebbe uno scempio’.
Ritorno in patria tra le polemiche per Vittorio Emanuele III. La salma e’ arrivata nel Santuario di Vicoforte, dove trovera’ posto accanto a quella della moglie, Elena, gia’ traslata nei giorni scorsi da Montpellier. Le spoglie sono giunte a Cuneo con un volo dell’Aeronautica militare dall’Egitto. C’e’ chi lo vorrebbe tumulato nel Pantheon a Roma. La Comunita’ ebraica tuona: fu complice ‘di quel regime fascista di cui non ostacolo’ mai l’ascesa’ che ‘genera profonda inquietudine’. Sinistra e ‘Liberi e Uguali’ chiedono perche’ ‘sia stato usato un aereo dell’ Aeronautica militare, un volo di Stato’, che, per Carlo Smuraglia ‘urta le coscienze’. Emanuele Filiberto: da Savoia errori ma guardare avanti.
I resti della regina erano stati portati due giorni fa nel santuario, dopo 65 anni di sepoltura a Montpellier. Una parte dei Savoia, tuttavia, preme ancora per la tumulazione al Pantheon. Emanuele Filiberto: ‘l’unico luogo deputato e’ il Pantheon a Roma’.
Il Santuario di Montpellier nelle intenzioni del duca Carlo Emanuele I di Savoia doveva diventare il mausoleo della Casa reale, luogo destinato alle tombe della famiglia, funzione assunta in seguito dalla basilica di Superga.
Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle Comunita’ ebraiche italiane, dice che “in un’epoca segnata dal progressivo smarrimento di valori fondamentali il rientro della salma del re Vittorio Emanuele III in Italia non puo’ che generare profonda inquietudine”. Perche’, spiega, nel 2018 cadra’ l’ottantesimo anniversario “dalla firma delle leggi razziste”. E perche’ il sovrano “fu complice di quel regime fascista di cui non ostacolo’ mai l’ascesa ne’ la violenza”. Opposta la lettura di Aldo Alessandro Mola, gia’ presidente della Consulta dei senatori del Regno, che ha assistito alla cerimonia nel Santuario: “Vittorio Emanuele III era un re costituzionale e non poteva non firmare una legge approvata dal Parlamento”. Domani nel Santuario di Vicoforte arrivera’ in visita l’erede al trono, Vittorio Emanuele: un “omaggio alle sepolture provvisorie dei miei nonni”. Parole che confermano la divisione in Casa Savoia tra chi, come lui, per le spoglie dei sovrani vorrebbe definitivamente il Pantheon e chi si contenta della basilica piemontese: e’ stato soprattutto per volonta’ di Maria Gabriella, sorella di Vittorio Emanuele, che le spoglie dei due sovrani sono state riunite a Vicoforte.
Vittorio Emanuele III e’ stato portato su suolo italiano a settant’anni dalla morte, due giorni dopo l’arrivo, da Montpellier, della regina Elena. Un velivolo dell’Aeronautica militare ha prelevato la bara ad Alessandria d’Egitto, dove giaceva nella cattedrale di Santa Caterina e, dopo una tappa intermedia, ha fatto scalo all’aeroporto di Cuneo-Levaldigi. La bara e’ poi giunta al Santuario per una cerimonia descritta come “sobria e discreta”: ai giornalisti, ai turisti e ai pellegrini le porte sono state aperte solo dopo due ore. A chiedere al Presidente della Repubblica di interessarsi per far rientrare in Italia le spoglie di Vittorio Emanuele III e’ stata la famiglia Savoia e Mattarella si e’ rivolto al Governo per il supporto necessario. Sarebbe stato altrimenti molto difficile, infatti, viene rilevato in ambienti del Quirinale, organizzare il trasferimento dall’Egitto all’Italia. ‘Liberi e Uguali’, per bocca dell’esponente di Sinistra italiana Giulio Marcon, chiede che “governo e Aeronautica militare spieghino, per decenza, come mai e’ stato usato un volo di Stato per colui che non si oppose all’ avvento della dittatura fascista”.
“La Comunita’ ebraica si sente offesa? Ritengo che questa sia un’offesa per tutti…”, aggiunge la senatrice M5s Laura Bottici, che invita a parlare comunque di “pensioni e dei problemi del lavoro che affliggono le persone”. E per il presidente onorario dell’Anpi, Carlo Smuraglia, “portare la salma in Italia con solennita’ e volo di Stato e’ qualcosa che urta le coscienze di chi custodisce una memoria storica. Quella dei Savoia e’ una vicenda chiusa”. Per il rettore del Santuario di Vicoforte, don Meo Bessone, il rimpatrio delle salme di VittorioEmanuele III e di Elena di Savoia “puo’ rappresentare dal punto di vista civile un’occasione di riconciliazione nazionale”. Lo stesso auspicio che, tra i politici, esprime Giorgia Meloni (Fdi).
“Sono rimasto molto stupito quando questo fine settimana ho appreso la notizia” del ritorno delle salme dei Savoia “che non era ne’ aspettato ne’ previsto ora: hanno riportato la salma della regina Elena in grande segretezza: voglio capire cosa vuole dire questo. Sono felice del rientro in Italia, ma non capisco perche’ l’hanno fatto cosi’ e che vergogna devono avere”. Lo ha detto Emanuele Filiberto a “Non e’ l’Arena”. “Voi avete firmato una lettera per far tornare le salme”, ha chiesto il conduttore Massimo Giletti. “Mio padre – ha risposto Emanuele Filiberto – l’ha firmata a settembre, perche’ dopo gli incidenti in Egitto era una follia far rimanere li’ il re d’Italia. La lettera era al Presidente della Repubblica come richiesta di intervenire. Pero’ a due condizioni: essere informati e che le salme tornassero al Pantheon. Ma da quel momento non abbiamo avuto piu’ notizie. Io credo che in buona fede il Presidente abbia fatto quello che doveva fare pensando che la famiglia fosse unita e si parlasse, invece c’e’ chi ha scelto il luogo sbagliato”, ha detto riferendosi alla zia Maria Gabriella.