In caso di Brexit, il Regno Unito non avra’ piu’ accesso al mercato unico europeo: e’ questa la posizione del ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, che lo ha detto in una intervista a Der Spiegel. Il ministro precisa che “se una maggioranza in Gran Bretagna sceglie la Brexit, si trattera’ di una decisione contro il mercato unico. Essere dentro significa essere dentro. Essere fuori significa essere fuori”. Male i mercati, con le borse europee preoccupate anche per l’incertezza dell’esito del referendum del 23 giugno.
Sono circa 1,3 milioni e la domanda e’ per tutti la stessa: che cosa accadra’ ai britannici espatriati che vivono in Europa se il referendum del 23 giugno premiasse i fautori della Brexit? L’incubo principale, come spiega il Telegraph, e’ quello di svegliarsi la mattina seguente e ritrovarsi nella condizione di immigrati illegali da deportare in massa. Ipotesi che potrebbe realizzarsi davvero secondo l’ex attorney general Dominique Grieve nel caso che Londra non negoziasse – dopo l’uscita dall’Ue – una qualche forma di libera circolazione per i suoi cittadini. Sul punto, comunque, non tutti concordano: alcuni giuristi ritengono invece che i diritti dei britannici in Europa siano ormai acquisiti e fanno riferimento alla Convenzione di Vienna del ’69, secondo cui la fine di un trattato “non ha effetto su diritti, obblighi o situazioni giuridiche tra le parti create in esecuzione del trattato prima della sua fine”. Il problema e’ che la norma si riferisce agli Stati contraenti e non ai cittadini. E se anche tutelasse i singoli, riguarderebbe solo i britannici che gia’ vivono in altri Stati Ue. Nell’unico precedente esistente, quello del ritiro dell’Ue della Groenlandia nel 1985, la convenzione e’ effettivamente valsa anche per i singoli. L’altro grande interrogativo che agita i sudditi di Sua Maesta’ all’estero e’ quello dell’accesso al lavoro e all’assistenza sanitaria, che potrebbero essere limitati o addirittura soppressi in caso di fuorisucita di Londra dall’Unione. Anche in questo caso, occorrerebbero dei negoziati specifici e comunque, segnala il Teleghraph, il governo britannico ha versato 674 milioni di sterline nel 2014-2015 agli altri Paesi Ue proprio per il trattamento dei propri cittadini. Mentre ne ha ricevuti solo 46 dagli altri Paesi per il trattamento degli europei presenti sul suo territorio. Questi ultimi ammontano a circa 3 milioni e potrebbero essere oggetto di ‘rappresaglie’ dal parte di Londra nel caso i suoi cittadini venissero penalizzati dall’Unione. Nessun rischio, infine, per le proprieta’ dei britannici in Europa, ad esempio la seconda casa. Anche se, sottolinea il quotidiano, c’e’ la possibilita’ che aumentino le tasse. Secondo stime Onu, gli inglesi all’estero sono 4,5 milioni di cui – appunto – 1,3 in Europa. Il Paese che ne ospita di piu’ e’ la Spagna (319mila), seguita dall’Irlanda (249mila) e la Francia (171mila) e, infine, dall’Italia (66mila).
“Comunque vada il referendum su Brexit l’appuntamento chiave per il rilancio dell’Unione europea sarà a Roma nel marzo del 2017. Poi ci sarà l’appuntamento del G7 a fine maggio: noi vogliamo farlo in una cornice che dia attenzione all’attualità ma che recuperi la dimensione un euro in cultura, un euro in sicurezza come proposta dei grandi paesi”. Lo ha detto il presidente del Consiglio Matteo Renzi intervenendo nella chiesa di San Francesco a Lucca all’iniziativa sul Terzo settore intitolata ‘Due anni dopo la riforma che cambia l’Italia’, organizzata dal Centro nazionale per il volontariato.