Una condanna unanime che scuote il sistema scolastico italiano. Il Comitato europeo dei diritti sociali (Consiglio d’Europa) ha stabilito che l’Italia vìola la Carta sociale europea, fallendo nel garantire stabilità agli insegnanti di sostegno e un’istruzione adeguata agli studenti con disabilità.
La sentenza, scaturita da un ricorso del sindacato Anief del 2021, punta il dito contro l’abuso del precariato: oltre il 56% delle cattedre di sostegno viene assegnato con contratti a termine (scadenza 30 giugno), impedendo ai docenti il diritto a un lavoro stabile e dignitoso. Il verdetto è durissimo: la precarietà non colpisce solo i lavoratori, ma lede il diritto degli alunni a un’istruzione inclusiva, minando l’autonomia e l’integrazione sociale dei ragazzi portatori di handicap.
Secondo l’organo del Consiglio d’Europa, il sistema scolastico italiano soffre di una carenza strutturale che si traduce in una violazione dei diritti fondamentali. I dati alla base della condanna sono impietosi:
- Precariato sistemico: Il 56% dei posti di sostegno è attivato “in deroga” (organico di fatto), con contratti che scadono annualmente, escludendo migliaia di docenti dalle immissioni in ruolo.
- Carenza di formazione: Il 30% degli insegnanti non ha potuto accedere ai percorsi di specializzazione necessari. Secondo il ricorso Anief, addirittura il 79% dei precari operanti sul sostegno risulterebbe privo del titolo specifico.
Questa “persistente precarietà”, scrive il Comitato, ostacola l’accesso degli alunni con disabilità a un’istruzione di qualità, trasformando il diritto allo studio in un percorso a ostacoli segnato da continui cambi di cattedra e mancanza di competenze specifiche.
L’Italia è sempre stata considerata all’avanguardia per l’inclusione scolastica, ma la pronuncia di Strasburgo ci mette davanti a uno specchio impietoso. La condanna per la violazione del diritto “a guadagnarsi la vita con un lavoro liberamente intrapreso” svela il lato oscuro della nostra scuola: una “fabbrica dei precari” che usa il sostegno come ammortizzatore di bilancio.
Affidare un alunno con disabilità a un insegnante che cambia ogni anno, o che non ha ricevuto la formazione adeguata, non è solo una scelta inefficiente; è, come certificato dal Consiglio d’Europa, una lesione dei diritti umani. Non si tratta più solo di numeri o di rivendicazioni sindacali: è in gioco la capacità della nostra Repubblica di mantenere la promessa di uguaglianza sancita dalla Costituzione.