“Pace agli uomini e alle donne nella martoriata Siria dove troppo sangue e’ stato sparso”, soprattutto ad “Aleppo, teatro nelle ultime settimane di una delle battaglie piu’ atroci”, lo ha detto il Papa oggi nel suo messaggio Urbi et Orbi. E’ quanto mai urgente, ha aggiunto, che si garantiscano assistenza e conforto alla stremata popolazione civile, rispettando il diritto umanitario”.
“Un bambino e’ nato per noi. Oggi questo annuncio percorre tutta la terra e vuole raggiungere tutti i popoli, specialmente quelli feriti dalla guerra e da aspri conflitti e che sentono piu’ forte il desiderio della pace”. Con queste parole Papa Francesco si e’ rivolto alla folla di piazza San Pietro e ai milioni che hanno seguito in televisione la benedizione Urbi et Orbi e il Messaggio di Natale. Francesco, che ha elencato le aree di crisi a iniziare dalla martoriata Siria, non ha dimenticato in questo momento solenne “chi ha perso una persona cara a causa di efferati atti di terrorismo, che hanno seminato paura e morte nel cuore di tanti Paesi e citta’”. “Pace non a parole, ma fattiva e concreta”, ha chiesto con grande forza per “i nostri fratelli e sorelle abbandonati ed esclusi”, e per quanti “soffrono la fame e a coloro che sono vittime di violenze. Pace ai profughi, ai migranti e ai rifugiati, a quanti oggi sono oggetto della tratta delle persone”. “Pace – ha scandito con ancora piu’ forza – ai bambini, in questo giorno speciale in cui Dio si fa bambino, soprattutto a quelli privati delle gioie dell’infanzia a causa della fame, delle guerre e dell’egoismo degli adulti”. “Pace – ha aggiunto il Papa – ai popoli che soffrono per le ambizioni economiche di pochi e l’avida ingordigia del dio denaro che porta alla schiavitu’. Pace a chi e’ segnato dal disagio sociale ed economico e a chi patisce le conseguenze dei terremoti o di altre catastrofi naturali”. “Pace sulla terra – ha continuato – a tutti gli uomini di buona volonta’, che ogni giorno lavorano, con discrezione e pazienza, in famiglia e nella societa’ per costruire un mondo piu’ umano e piu’ giusto, sostenuti dalla convinzione che solo con la pace c’e’ la possibilita’ di un futuro piu’ prospero per tutti”. “Il potere di questo Bambino, Figlio di Dio e di Maria, non e’ – ha spiegato Francesco dalla Loggia delle Benedizioni – il potere di questo mondo, basato sulla forza e sulla ricchezza; e’ il potere dell’amore. E’ il potere che ha creato il cielo e la terra, che da’ vita ad ogni creatura: ai minerali, alle piante, agli animali; e’ la forza che attrae l’uomo e la donna e fa’ di loro una sola carne, una sola esistenza; e’ il potere che rigenera la vita, che perdona le colpe, riconcilia i nemici, trasforma il male in bene. E’ il potere di Dio” che “ha portato Gesu’ Cristo a spogliarsi della sua gloria e a farsi uomo, il potere del servizio, che instaura nel mondo il regno di Dio, regno di giustizia e di pace”.
“Pace – ha poi elencato Bergoglio – agli uomini e alle donne nella martoriata Siria, dove troppo sangue e’ stato sparso”. Pace soprattutto per la citta’ di Aleppo, “teatro nelle ultime settimane di una delle battaglie piu’ atroci: e’ quanto mai urgente che nel rispetto del diritto umanitario si garantiscano assistenza e conforto alla stremata popolazione civile che si trova ancora in una situazione disperata e di grande sofferenza e miseria”. “E’ tempo – ha proclamato Francesco – che le armi tacciano definitivamente e la comunita’ internazionale si adoperi attivamente perche’ si raggiunga una soluzione negoziale e si ristabilisca la convivenza civile nel Paese”. Nel suo Messaggio di Natale Papa Francesco ha quindi invocato “pace per le donne e gli uomini dell’amata Terra Santa, scelta e prediletta da Dio”. “Israeliani e Palestinesi – ha auspicato dalla Loggia delle Benedizioni – abbiano il coraggio e la determinazione di scrivere una nuova pagina della storia, in cui odio e vendetta cedano il posto alla volonta’ di costruire insieme un futuro di reciproca comprensione e armonia”. “Possano ritrovare unita’ e concordia l’Iraq, la Libia e lo Yemen, dove le popolazioni patiscono la guerra ed efferate azioni terroristiche”, ha chiesto prima della tradizionale benedizione Urbi et Orbi. “Pace agli uomini e alle donne in varie regioni dell’Africa, particolarmente in Nigeria, dove il terrorismo fondamentalista sfrutta anche i bambini per perpetrare orrore e morte”. “Pace nel Sud Sudan”, ha invocato ancora. “Pace – ha chiesto il Papa passando alle altre aree di crisi – alle donne e agli uomini che tuttora subiscono le conseguenze del conflitto nell’Ucraina orientale, dove e’ urgente una comune volonta’ nel recare sollievo alla popolazione e dare attuazione agli impegni assunti”. “Concordia invochiamo per il caro popolo colombiano, che ambisce a compiere un nuovo e coraggioso cammino di dialogo e di riconciliazione. Tale coraggio animi anche l’amato Venezuela nell’intraprendere i passi necessari per porre fine alle attuali tensioni ed edificare insieme un avvenire di speranza per tutta la popolazione”. Il Papa ha invocato pace anche “nella Repubblica Democratica del Congo, perche’ si risanino le divisioni e tutte le persone di buona volonta’ si adoperino per intraprendere un cammino di sviluppo e di condivisione, preferendo la cultura del dialogo alla logica dello scontro”. Il pensiero di Francesco, infine, e’ andato all’Asia, quando ha invocato “pace a quanti, in diverse zone, stanno affrontando sofferenze a causa di costanti pericoli e persistenti ingiustizie”. “Possa il Myanmar – ha aggiunto – consolidare gli sforzi per favorire la pacifica convivenza e, con l’aiuto della comunita’ internazionale, prestare la necessaria protezione e assistenza umanitaria a quanti ne hanno grave e urgente necessita’. Possa la penisola coreana – ha continuato Bergoglio – vedere superate le tensioni che l’attraversano in un rinnovato spirito di collaborazione”.