La Striscia di Gaza si tinge ancora di sangue. Nelle ultime ore, l’avanzata dei carri armati israeliani nel centro di Gaza City ha portato a nuovi raid che hanno causato la morte di decine di palestinesi, tra cui almeno otto bambini. Le vittime sono state colpite mentre si trovavano nelle tende degli sfollati o erano alla disperata ricerca di cibo.
La situazione umanitaria, già gravissima, continua a deteriorarsi. Fonti mediche locali riferiscono di almeno 300.000 minori che soffrono di malnutrizione. Il capo dell’UNRWA, Philippe Lazzarini, ha lanciato un accorato appello a Israele: “È ora che il governo smetta di negare la carestia che ha creato a Gaza, ogni ora conta”.
Mentre i raid continuano, cresce il malcontento anche in Israele. La rabbia dei cittadini si è manifestata apertamente, con manifestanti che hanno contestato il ministro di ultradestra Itamar Ben Gvir, accusandolo di non fare abbastanza per il rilascio degli ostaggi.
In questo contesto, l’ex ministro del gabinetto di guerra Benny Gantz ha lanciato un’iniziativa a sorpresa, proponendo al premier Benjamin Netanyahu, al leader dell’opposizione Yair Lapid e a Avigdor Liberman di formare un “governo per la liberazione degli ostaggi” con un mandato di sei mesi, al termine dei quali si tornerebbe alle elezioni. “Non voglio salvare Netanyahu, ma gli ostaggi,” ha dichiarato Gantz, ma la sua proposta è stata immediatamente bocciata da Liberman e da Ben Gvir, che ha ribadito la sua linea dura: “No agli accordi di resa con Hamas, sì alla vittoria assoluta”.
A gettare benzina sul fuoco ha contribuito anche l’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha messo in dubbio il numero ufficiale degli ostaggi ancora vivi a Gaza, suscitando la dura reazione del Forum delle famiglie delle vittime. Il coordinatore per gli ostaggi di Netanyahu, Gal Hirsh, ha cercato di placare gli animi, inviando un messaggio alle famiglie per rassicurarle e confermando il numero di 20 ostaggi ancora in vita.
Nonostante gli sforzi del governo, la fiducia della popolazione è ai minimi storici: secondo un sondaggio di Maariv, il 62% degli israeliani non si fida più dell’esecutivo. Migliaia di persone sono scese in piazza a Tel Aviv per chiedere un cambio di rotta.
Dall’altro lato, Hamas è tornata a farsi sentire, lanciando un appello a un “pellegrinaggio di massa” alla moschea di Al-Aqsa a Gerusalemme per protestare contro le “provocazioni dei coloni e dell’ultradestra israeliana”. Un invito che rischia di innescare nuove violenze nella città santa.