La Casa Bianca accelera per un accordo di fine anno, ma Kiev resiste sulle cessioni territoriali nel Donbass. Intanto a Bruxelles si approva il congelamento permanente degli asset russi: l’Italia, insieme a Belgio, Malta e Bulgaria, frena sull’utilizzo dei fondi a favore di Kiev.
L’Unione Europea ha compiuto un passo formale significativo: con 25 voti a favore (contrari Ungheria e Slovacchia), è stato adottato il blocco permanente dei circa 200 miliardi di euro di beni statali russi congelati nelle banche europee. La misura utilizza l’articolo 122 del Trattato sul funzionamento dell’UE per rivedere le norme sulle sanzioni e mantenere i beni bloccati a lungo termine.
Tuttavia, si è manifestata una spaccatura sull’utilizzo di questi fondi a favore della ricostruzione ucraina. L’Italia, insieme a Belgio, Malta e Bulgaria, ha votato a favore del congelamento ma ha espresso “freddo” dissenso sull’impiego diretto dei fondi. Questi quattro Paesi, secondo quanto riportato da Politico, hanno redatto un documento in cui chiedono alla Commissione di esplorare “opzioni alternative” per finanziare Kiev, come l’emissione di debito congiunto UE o “soluzioni ponte”, a causa dei “rischi legali, finanziari, procedurali e istituzionali” derivanti dall’uso degli asset russi.
Questo scetticismo mina le speranze della Commissione europea di ottenere un accordo politico definitivo sull’utilizzo dei fondi al cruciale Consiglio Europeo della prossima settimana. Il timore principale è che, in caso di recupero dei fondi da parte della Russia, l’onere di restituzione ricada sui singoli Stati.
La diplomazia per porre fine alla guerra in Ucraina entra in una fase frenetica, con l’inviato statunitense Steve Witkoff atteso a Berlino questo fine settimana per incontri cruciali con il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky e i leader di Francia, Gran Bretagna e Germania. L’obiettivo della Casa Bianca è chiaro: ridurre le divergenze tra Kiev e Washington e spingere per un accordo di pace con la Russia entro la fine dell’anno.
In un contesto di intensi sforzi negoziali, emerge un elemento di forte pressione diplomatica da parte americana: l’ultima versione del piano USA prevedrebbe l’adesione dell’Ucraina all’Unione Europea già a gennaio 2027. Un alto funzionario ha confermato che l’idea è “oggetto di negoziazione e gli americani sono favorevoli,” sebbene la prospettiva di un’adesione in così breve tempo appaia improbabile a causa della potenziale opposizione di diversi Stati membri, in primis l’Ungheria.
I colloqui, definiti “prolungati e difficili,” continuano a essere in stallo sulle questioni territoriali. Le richieste statunitensi, secondo Kiev, implicano concessioni significative:
- Richiesta USA a Kiev: Ritiro delle forze ucraine dalla porzione della regione di Donetsk ancora sotto il loro controllo, che verrebbe trasformata in una “zona economica libera” smilitarizzata.
- Richiesta USA a Mosca: Ritiro russo da aree limitate in Sumy, Kharkiv e Dnipropetrovsk, ma mantenendo il controllo sui territori più ampi occupati in Kherson e Zaporizhzhia.
Il Presidente Zelensky ha ribadito che qualsiasi decisione sulle cessioni territoriali dovrà essere convalidata da un referendum o da elezioni in Ucraina.
La Russia mantiene una linea intransigente. Il consigliere diplomatico del Cremlino, Yuri Ushakov, ha avvertito che un cessate il fuoco “potrà avvenire solo dopo il ritiro delle truppe ucraine dal Donbass,” che Mosca continua a definire “russo.”
