Il presidente della Bce Mario Draghi all’Europarlamento premette che il Trattato di Maastricht fu una decisione coraggiosa, la moneta unica ‘irrevocabile’: ‘con l’euro forgiato bond sopravvissuti alla peggiore crisi economica’. E respinge con forza il ritorno a monete nazionali: ‘Il mercato unico europeo non sopravvivera’ davanti a svalutazioni competitive come negli anni ’70 e ’80’. Poi in difesa della Germania e in risposta a Trump, ‘Berlino non specula grazie a surplus. Preoccupa il protezionismo.
“Come ho sostenuto la scorsa settimana a Lubiana, e come la crisi ha dimostrato, i vantaggi della moneta unica possono essere pienamente raccolti solo se abbiamo politiche e istituzioni a livello nazionale ed europeo che assicurino che funzioni per tutti”. Cosi’ il presidente della Bce, Mario Draghi, durante l’audizione trimestrale al Parlamento Europeo. “Nella fase di preparazione al lancio della moneta unica, c’era un forte impegno per proseguire il cammino della convergenza istituzionale ed economica. La crisi ha dimostrato che questo impegno non puo’ essere abbassato. In realta’ – ha aggiunto -, rimane pienamente rilevante come cerchiamo di rafforzare l’Unione monetaria e l’Unione europea di fronte alle attuali incertezze e in preparazione per le sfide future”.
“L’euro è irreversibile, questo è il Trattato”. Così il presidente della Bce, Mario Draghi, rispondendo a un europarlamentare che aveva citato una sua precedente interrogazione. “La mia risposta era stata a una questione tecnica, dove si parlava di una questione non contemplata dai trattati”, ha aggiunto. In merito a Ue a due velocità emersa nel dibattito di Malta, Draghi ha sottolineato che “non è ancora chiaro” questo concetto che “è ancora da sviluppare, una visione appena abbozzata su cui non sono in grado, a questo stadio, di esprimere alcun commento”.
La Bce non manipola i cambi valutari, come del resto ha certificato il dipartimento del Tesoro americano in un rapporto del 2014. “Non siamo dei manipolatori della moneta”: con queste parole il presidente della Bce, Mario Draghi, ha respinto le accuse lanciate dall’amministrazione Trump contro la valuta unica e la Germania, che ne avrebbe sfruttato la sua presunta sotto valutazione. “Nel 2013 l’euro era a 1,40 dollari e il surplus commerciale tedesco era già al 6 per cento del Pil – ha ricordato Draghi – questa è la forza dell’economia tedesca”. L’andamento dei cambi deriva anche da “politiche monetarie che riflettono la diversa posizione del ciclo economico nella zona dell’euro e negli Usa. Noi non siamo dei manipolatori della moneta”. Draghi ha ricordato che secondo il sovra menzionato rapporto del Tesoro Usa, l’ultima volta che la Bce è intervenuta sul mercato dei cambi è stato nel 2011, in una manovra coordinata con le altre maggiori Banche centrali mondiali per stabilizzare lo yen dopo lo tsunami.
“La Bce e’ stata criticata da molti perche’ le nostre politiche monetarie avrebbero ucciso la disciplina di mercato. Non sta accadendo”, ha detto il presidente della Bce rispondendo a una domanda sull’evoluzione dello spread dell’Italia. “Vediamo che i mercati stanno reagendo a varie condizioni”, ha osservato Draghi. “Raccomanderei che le politiche di bilancio in tutti i paesi siano condotte in modo da sostenere le ripresa, ma allo stesso tempo siano sostenibile”, ha aggiunto il presidente della Bce. Secondo Draghi, “i paesi che non hanno spazio di bilancio, non devono cercare di usarlo e forzare per trovare spazio fiscale quando non ce n’e'”.