Lo spread tra Btp decennali e i Bund tedeschi tocca quota 200 punti, il top dal febbraio 2014. Il tasso sul decennale e’ al 2,35%. Il Bonos spagnolo si attesta a 137 punti per un tasso dell’1,74%. Cresce anche il rendimento del decennale francese che arriva all’1,12%, con lo spreadcon il Bund a 74 punti, il top da 4 anni. Sul mercato dei titoli del debito pubblico italiano pesano l’incertezza politica, i timori di un voto anticipato, il contenzioso con Bruxelles sui conti pubblici e c’e’ attesa per l’aumento di capitale Unicredit. In Francia e in Europa cresce la preoccupazione per la ‘Frexit’ minacciata dalla leader dell’estrema destra francese, Marine Le Pen.
Avvio di settimana difficile per le Borseeuropee, che chiudono la seduta in netto calo penalizzate dai timori sulla tenute dell’eurozona e dopo che il presidente della Bce, Mario Draghi, ha avvertito sui rischi di un allentamento della regolamentazione finanziaria. Maglia nera e’ stata Piazza Affari, che ha perso il 2,21% sul Ftse Mib, mentre lo spread tra BTp italiano e Bund tedesco e’ volato ai massimi da tre anni oltre i 200 punti base. A pesare sul listino milanese e’ la debolezza del settore bancario nel giorno in cui e’ arrivato sul mercato il maxi aumento di capitale da 13 miliardi di UniCredit. I titoli dell’istituto hanno lasciato sul terreno il 6,87% mentre i diritti il 18,85%. Il combinato azione-diritto ha cosi’ chiuso in calo del 12,8% rispetto a venerdi’. Il comparto restera’ comunque sotto i riflettori anche nei prossimi giorni, che vedranno la pubblicazione dei conti 2016 di quasi tutti i principali istituti. Hanno invece guadagnato terreno in controtendenza Cnh (+3,1%) e Telecom Italia (+1,41%). Sul mercato dei cambi, euro in calo a 1,0735 dollari (1,0782 venerdi’ in chiusura) e 120,59 yen (121,42), mentre il rapporto dollaro/yen e’ a 112,35 (112,61). In calo, infine, il prezzo del petrolio: il future marzo sul Wti cede lo 0,91% a 53,34 dollari al barile, mentre la consegna aprile sul Brent perde l’1,14% a 56,16 dollari.
Con lo spread stabile a 200 punti, si brucerebbe un tesoretto da fino a 20 miliardi di euro nel biennio 2016-2017. Se la corsa al rialzo dei tassi di interesse dovesse proseguire perché spinta dai timori da parte degli investitori, conseguenti sia alle tensioni internazionali legate alla corsa al protezionismo sia a una maggiore instabilità politica del nostro Paese, sul costo del servizio del debito si potrebbe ottenere un aggravio tra i 12 e i 20 miliardi. Lo rivela un’analisi del Centro studi Unimpresa che ha valutato l’effetto di una impennata del differenziale tra i btp italiani e i bund tedeschi, già salito da alcune settimane attorno a quota 170-180 punti base, sulle emissioni di titoli di Stato programmate dal Tesoro. “Il ritorno delle tensioni sul debito ci preoccupano. In queste fasi serve grande senso di responsabilità da parte delle istituzioni italiane ed europee per ridurre lo spazio di manovra ai fondi speculativi” commenta il vicepresidente di Unimpresa, Claudio Pucci.