La Corte di Karlsruhe giudica ammissibile il ‘Qe’ ma intima: chiarimenti entro tre mesi o la Bundesbank dovra’ vendere i titoli finora acquistati. Il ministro tedesco: “Per restare nel programma, la Banca centrale dovra’ rispettare le condizioni dei nostri giudici”. Dura replica di Bruxelles: “Riaffermiamo il primato del diritto Ue e che le sentenze della Corte di Giustizia sono vincolanti per tutte le Corti nazionali”. Gentiloni sottolinea: l’Eurotower e’ istituzione indipendente.
Sarebbe “sproporzionato” il programma di acquisto di titoli di stato italiani da parte della Banca centrale europea, a partire dal 2015. A mettere sotto la lente il Quantitative Easing e’ la Corte Costituzionale tedesca che apre cosi’ un fronte di scontro con le istituzioni europee. La Commissione, infatti, ribadisce tramite il suo portavoce che il diritto comunitario prevale su quello nazionale. E questo e’ anche l’avviso del Commissario agli Affari Economici dell’Ue, Paolo Gentiloni, e del ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri. Il primo ribadisce l’indipendenza della Banca centrale come “base della politica monetaria europea”. Il ministro dell’Economia precisa invece che l’attuale programma di acquisto di titoli della Bce, il Pandemic Emergency Purchase Program (Pepp) “non e’ minimamente intaccato” dalla sentenza di Karlsruhe e che questa “non ha nessuna conseguenza sul programma in corso”. Di piu’: “Sono certo che il chiarimento avverra’ in tempi rapidi e quindi la sentenza non avra’ alcuna conseguenza pratica e la Bundesbank continuera’ a essere parte attiva della politica monetaria europea”, aggiunge Gualtieri. La miccia della polemica politica, tuttavia, e’ ormai accesa. La leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, che giudica “inaccettabile” il fatto “che le sorti dell’Italia e dell’intera Europa siano decise in totale autonomia dalla Germania attraverso la sua Corte Costituzionale”. A Meloni risponde Benedetto Della Vedova di piu’ Europa segnalando come ci si trovi di fronte a una “sentenza sovranista, come piace a Meloni”.
Preoccupazioni arrivano anche da chi non ha mai messo in discussione la presenza dell’Italia nel contesto europeo. Pur nella convinzione che non ci saranno ripercussioni sul piano messo in campo dalla Banca centrale per fronteggiare l’emergenza legata al coronavirus, il vice presidente del Ppe e di Forza Italia, Antonio Tajani, teme che possano esserci ripercussioni sui mercati. E lo spread fra titoli italiani e tedeschi a quota 240 sembra confermare queste tensioni. Per il deputato di Liberi e Uguali, Stefano Fassina, “la decisione della Corte Costituzionale tedesca in merito al Quantitative Easing aggrava le prospettive dell’Eurozona e degli Stati a piu’ elevato debito pubblico, come l’Italia. La decisione”, aggiunge Fassina, “e’ una sorta di ultimatum alla Bce in quanto, non soltanto inibisce acquisti asimmetrici di titoli di Stato in assenza di chiare condizionalita’ macroeconomiche e strutturali, ma dispone iniziative della Bundesbank e del Governo Federale di Berlino affinche’ Francoforte aggiusti lo stock di titoli gia’ in acquistati”. Il Pd, con Piero De Luca, invita a mantenere la calma, dato che “siamo in presenza di una ‘tempesta in un bicchier d’acqua’ e che la decisione della Corte costituzionale tedesca, che del resto ha anch’essa riconosciuto in principio la compatibilita’ con il diritto europeo del programma Pspp, non avra’ alcuna ripercussione sulle nuove misure straordinarie Pepp appena varate dalla Bce per contrastare gli effetti economici e finanziari del Coronavirus”.