Un mese fa il devastante terremoto che ha portato morte e distruzione nel centro Italia. Oggi cerimonie e celebrazioni per ricordare le persone che non ci sono piu’. Il vescovo di Rieti chiede che interessi diversi non intralcino la ripresa, e trova la condivisione del commissario di governo Vasco Errani che assicura: tutti i danni saranno recuperati. Il vescovo di Ascoli mons. D’Ercole nella messa nel campo di Arquata sottolinea che ‘il nostro e’ un Dio misericordioso ma non ‘buonista’ e ha chiesto l’impegno di tutti’ ‘.
Nel dopo terremoto dell’Italia centrale e’ necessario “occuparsi piu’ velocemente possibile, nei tempi e con le cautele necessarie, della ricostruzione in modo che integralmente le comunita’ tornino come prima”. Lo ha affermato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a margine della sua visita al parco EterNot di Casale Monferrato. “E’ importante che stiano chiudendo le tendopoli – ha aggiunto il Capo dello Stato -. Sara’ importante seguire come sara’ fatta, giorno per giorno, la preparazione delle nuove abitazioni provvisorie perche’ le comunita’ rimangano unite tornando nel luogo dove erano e devono restare comuni”.
“Proseguono le verifiche di agibilità sugli edifici pubblici e privati. Nella giornata di oggi sono 137 le squadre di tecnici abilitati Aedes (Agibilità e danno nell’emergenza sismica) e di esperti impegnate nelle verifiche di agibilità post-sismica; in campo anche 54 tecnici a supporto dei Comuni per la gestione delle richieste di sopralluogo. Per quanto riguarda gli edifici privati, sono finora 9912 le schede di valutazione compilate e acquisite che indicano 4680 edifici dichiarati agibili (circa il 47%) e 567 che, pur non essendo danneggiati, risultano inagibili per rischio esterno. Sono 3.267, invece, gli esiti di inagibilità (il 33%) mentre 1398 sono gli immobili temporaneamente o parzialmente inagibili. Dai Primi Giorni Dopo Il TERREMOTO Del 24 Agosto, 766 Sono Stati Invece I Sopralluoghi per verificare l’agibilità di edifici pubblici e scuole e consentire di definire un piano degli interventi per le strutture dichiarate non agibili”. Lo ha reso noto il Dipartimento di protezione civile: “Tra i 660 plessi scolastici, 473 sono stati ritenuti agibili (quasi il 72%) mentre altri 4 pur se non danneggiati risultano al momento inagibili a causa di rischio esterno. Sono 120 gli edifici temporaneamente inagibili – in tutto o solo in parte – che grazie a provvedimenti di pronto intervento tornerebbero agibili; a questi se ne aggiungono 22 parzialmente inagibili e tre da rivedere per un’ulteriore valutazione. Sono 38 invece gli edifici scolastici inagibili, meno del 6%, e concentrati nei comuni più colpiti. Tra gli altri edifici pubblici oggetto di verifica, infine, sono 71 quelli agibili, più uno agibile ma inagibile per rischio esterno; 19 quelli che risulterebbero agibili con provvedimenti e tre quelli parzialmente inagibili. Una struttura necessita di essere rivista, mentre sono undici su 106 totali quelle inagibili”.
“Il terremoto puo’ averci tolto tutto quello che possedevamo, ma non ha tolto la possibilita’ di ridare senso al dramma stesso che si e’ abbattuto su di noi”. Lo ha detto il vescovo di Ascoli Piceno monsignor Giovanni D’Ercole, durante la messa celebrata nella tenda-mensa del campo di Borgo di Arquata. In un passo dell’omelia, il presule ha citato il libro “Uno psicologo nel lager” di Viktor Emile Frankl, che ad Auschwitz ha perso tutti. “Quando non siamo piu’ in grado di cambiare una situazione, siamo sfidati a cambiare noi stessi. E’ proprio cosi’ – ha ribadito monsignor D’Ercole – in un certo modo possiamo dire che il dolore ci obbliga a guardare la realta’ con gli occhi della verita’: l’imprevisto esiste; il terremoto e’ un indispensabile fenomeno della natura con il quale l’umanita’ convive da sempre; la morte non e’ un incidente di percorso, anche se arriva indisturbata e decisa quando meno te l’aspetti. In questi momenti – ha detto ancora – come molti di voi hanno provato sulla loro pelle, crolla il mondo, non solo fisicamente, e ci si ritrova soli a guardare al futuro. Il rischio da evitare – ha concluso – e’ questo: camminare senza piu’ una meta”.