FOLLA PER LA VISITA A 5 ANNI DAL TERREMOTO DELL’EMILIA
In 70mila a Carpi per la Messa del Papa, durante la visita a 5 anni dal terremoto dell’Emilia. Una folla grandissima in piazza dei Martiri, la spianata davanti alla Cattedrale. Molti si sono accampati nella notte per aspettare Francesco e hanno portato striscioni per salutare il Pontefice: “We love Francesco”, e’ scritto su uno. Durante la Messa, il Papa li ha invitati a “non lasciarsi intrappolare dal pessimismo e dalle macerie della vita”, a non piangersi addosso pur nella sofferenza. Francesco a pranzo con il clero locale, poi a Mirandola per l’incontro conclusivo della visita.
Non rimanere intrappolati nelle “macerie della vita”. Papa Francesco, celebrando la messa in piazza Martiri a Carpi nel corso del suo viaggio nelle terre colpite dal terremoto cinque anni fa, incoraggia la popolazione: “Cari fratelli e sorelle, anche noi siamo invitati a decidere da che parte stare. Si può stare dalla parte del sepolcro oppure dalla parte di Gesù. C’è chi si lascia chiudere nella tristezza e chi si apre alla speranza. C’è chi resta intrappolato nelle macerie della vita e chi, come voi, con l’aiuto di Dio solleva le macerie e ricostruisce con paziente speranza”. Attingendo dalle letture del giorno, Bergoglio si sofferma, in particolare, sull’ultimo dei segni miracolosi che Gesù compie prima della sua Pasqua, al sepolcro dell’amico Lazzaro. “Lì – osserva Francesco – tutto sembra finito: la tomba è chiusa da una grande pietra; intorno, solo pianto e desolazione. Anche Gesù è scosso dal mistero drammatico della perdita di una persona cara: ‘Si commosse profondamente’ e fu ‘molto turbato’. Poi ‘scoppiò in pianto’ e si recò al sepolcro, dice il Vangelo, ‘ancora una volta commosso profondamente’. È questo il cuore di Dio: lontano dal male ma vicino a chi soffre; non fa scomparire il male magicamente, ma con-patisce la sofferenza, la fa propria e la trasforma abitandola”.
Il Pontefice si sofferma sull’atteggiamento di Gesù, mai rassegnato: “Notiamo che, in mezzo alla desolazione generale per la morte di Lazzaro, Gesù non si lascia trasportare dallo sconforto. Pur soffrendo Egli stesso, chiede che si creda fermamente; non si rinchiude nel pianto, ma, commosso, si mette in cammino verso il sepolcro. Non si fa catturare dall’ambiente emotivo rassegnato che lo circonda, ma prega con fiducia e dice: ‘Padre, ti rendo grazie’. Così, nel mistero della sofferenza, di fronte al quale il pensiero e il progresso si infrangono come mosche sul vetro, Gesù ci offre l’esempio di come comportarci: non fugge la sofferenza, che appartiene a questa vita, ma non si fa imprigionare dal pessimismo”. Attorno a quel sepolcro, osserva Francesco, “avviene così un grande incontro-scontro. Da una parte c’è la grande delusione, la precarietà della nostra vita mortale che, attraversata dall’angoscia per la morte, sperimenta spesso la disfatta, un’oscurità interiore che pare insormontabile. La nostra anima, creata per la vita, soffre sentendo che la sua sete di eterno bene è oppressa da un male antico e oscuro. Da una parte c’è questa disfatta del sepolcro. Ma dall’altra parte c’è la speranza che vince la morte e il male e si chiama: Gesù”.