E’ morto l’ex presidente della Fifa Joao Havelange. A maggio aveva compiuto 100 anni. Era ricoverato da luglio, per problemi respiratori, nell’ospedale Samaritano a Botafogo, sud di Rio. E’ stato un personaggio simbolo dello sport mondiale. Uomo molto potente, per decenni re indiscusso, anzi padrone assoluto della Fifa, la federcalcio mondiale, che contribui’ a riformare. Era stimato e temuto, ma anche avversato per i suoi metodi spicci e per i sospetti su attivita’ non sempre trasparenti nella gestione di operazioni finanziarie agli albori del calcio business.
Il vecchio leone del calcio mondiale s’e’ arreso, dopo aver mantenuto la promessa, fatta sette anni fa da brasiliano orgoglioso quale era, che ci sarebbe stato per l’inizio dell’Olimpiade di Rio. Joao Havelange aveva compiuto 100 anni l’8 maggio. E’ morto questa notte nell’ospedale Samaritano a Botafogo, quartiere della zona sud di Rio de Janeiro, dov’era ricoverato da mesi per una polmonite. Con lui se ne va un personaggio simbolo dello sport mondiale. Un uomo molto potente, noto in tutto il mondo, per decenni re indiscusso, anzi padrone assoluto della Fifa, la federcalcio mondiale, che contribui’ a riformare e modernizzare. Stimato e temuto, ma anche avversato per i suoi metodi spicci, e per i sospetti su attivita’ non sempre trasparenti nella gestione di alcune operazioni finanziarie agli albori del calcio business. Havelange e’ stato un uomo di grande carisma, organizzatore e tessitore di rapporti umani con gli uomini di sport di tutto il mondo, ha governato la Fifa dal 1974 al 1998, e la sua influenza sullo sport brasiliano e sulla federcalcio mondiale non e’ mai tramontata del tutto, anche dopo l’uscita di scena nel 1998 a favore dell’ex colonnello svizzero Sepp Blatter. Prima di fare il dirigente sportivo, Havelange fu un atleta di buon livello. Gioco’ al calcio nel Fluminense, partecipo’ alle gare di nuoto nelle Olimpiadi di Berlino nel 1936, mentre ai Giochi del 1952 a Helsinki fece parte della squadra di pallanuoto brasiliana. Un uomo eclettico nello sport e nella vita, capace di intrattenere relazioni, aprire dialoghi, studiare soluzioni. Tutte qualita’ che gli sarebbero tornate utili nella sua quarantennale attivita’ di dirigente. Havelange fece sognare il Brasile e costrui’ la sua immagine di uomo concreto alla guida delle federcalcio brasiliana negli anni in cui l’undici verdeoro conquistava i Mondiali 1958, 1962 e 1970. Lui non era in campo naturalmente, ma Pele’ e compagni erano gli uomini della sua federazione. Di Pele’ fu sempre amico, non lo fu affatto invece di Maradona, col quale polemizzo’ spesso in modo feroce. Havelange fu anche a capo del comitato olimpico brasiliano, ma deve la sua grande notorieta’ ai quasi 25 anni in cui ha gestito con pugno di ferro la Fifa, traghettandola dall’epoca romantica a quella della tv e del business, con lui la fase finale dei Mondiali passo’ da 16 a 24 squadre (Spagna 1982) e poi a 32 (Francia 1998), formula che contribui’ a spalancare le porte del football praticamente a tutti gli angoli del pianeta, e a arricchire le casse della federazione. Era capace di guardare lontano Havelange, e in anni non sospetti, cioe’ con il Brasile in condizioni politico-economiche precarie, fu lui a lanciare l’idea dei Mondiali di calcio e poi delle Olimpiadi nel suo Paese. Segno di una grandissima passione per il calcio e lo sport in generale, e anche di un grande amore per il Brasile, amore a volte anche eccessivo. Una volta arrivo’ a dire che i suoi avrebbero vinto anche i Mondiali 1966 e 1974 se non ci fosse stato un complotto per far vincere altri. Manager illuminato ma anche molto discusso. In Brasile il vecchio Joao contava piu’ dei ministri. Il consenso di cui godeva era tale che nel 2007 gli intitolarono lo stadio Engenhao di Rio dove ora si disputano i Giochi. Decisione revocata, tre anni fa, quando emerse il suo coinvolgimento in casi di corruzione in ambito Fifa e che spinsero il vecchio leone a lasciare la carica di presidente onorario della Fifa stessa. In precedenza aveva lasciato anche la carica di membro Cio.