LUNEDI’ STOP DEI CONTROLLORI, 40% VOLI COMPAGNIA CANCELLATI
Sono 2.037 gli esuberi, fra il solo personale di terra, indicati nel piano di rilancio di Alitalia, che prevede anche l’ assunzione nel 2019 di circa 500 unita’ per il personale di volo. In arrivo, nel 2019, otto nuovi aerei per una decina di nuove rotte di lungo raggio. Ai sindacati il piano non piace e annunciano: ‘sciopero, unitario, il 5 aprile, di 24 ore’. Gia’ lunedi’ Alitalia cancella il 40% dei voli per un’ agitazione di alcune sigle sindacali dei controllori di volo dalle ore 13 alle 17 e per l’intera giornata del 20 marzo.
Oltre duemila: dopo mesi di voci e di ipotesi il giorno della verità sugli esuberi contenuti dal nuovo piano di ALITALIAè arrivato. Ed è stato più doloroso e amaro del previsto visto che i numeri parlano esattamente di 2037 eccedenze di personale tra i lavoratori di terra ai quali potrebbero aggiungersene altri 400 tra il personale navigante, una volta che, nel prossimo mese di agosto, scadranno i contratti di solidarietà. Ma non basta: a questi tagli si aggiungono pesanti sforbiciate alle retribuzioni di piloti e assistenti di volo di circa il 30%. Una cura da cavallo per la malconcia compagnia che i sindacati non hanno esitato a bocciare senza appello a tal punto che sono usciti dall’incontro con l’ad di ALITALIA, Cramer Ball, e il presidente esecutivo in pectore Luigi Gubitosi, con la proclamazione tempestiva di uno sciopero di 24 ore per il 5 aprile prossimo. Le premesse, del resto, c’erano tutte. I sindacati di categoria, come hanno spiegato, nell’incontro durato poco meno di due ore, non hanno avuto altro che la conferma delle loro aspettative: quello presentato dall’azienda non è un vero piano industriale, hanno argomentato, ma solo un piano di tagli, come hanno imposto le banche azioniste, e con un rilancio solo sulla carta, nonostante l’azienda abbia annunciato, fino a 500 assunzioni tra piloti e assistenti di volo dal 2019, l’inserimento in flotta di otto nuovi aeromobili di lungo raggio tra il 2017 e il 2021, oltre all’apertura di una decina di nuove rotte e destinazioni. Ma, alla luce della condizione posta dal cda che subordina il rifinanziamento all’accordo con i sindacati, quello che pesa è anche il fatto che la responsabilità del salvataggio della compagnia venga scaricata sulle organizzazioni sindacali e sui lavoratori, secondo uno schema che torna a ripetersi, come nel 2008 con Air France prima e poi con la cordata dei patrioti e poi nel 2014 con Etihad.
Tra azienda e sindacati è, dunque, muro contro muro e ora la partita torna a giocarsi sul tavolo del Governo. Già per lunedì prossimo è convocato, infatti, al Mise tra esecutivo, azienda e sindacati. Per il Governo, saranno presenti il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, quello delle Infrastrutture e Trasporti, Graziano Delrio e del Lavoro Giuliano Poletti. Gli stessi Calenda e Delrio, ieri, dopo l’incontro con l’azienda aveva detto a chiare lettere che c’è tanto lavoro da fare. Nel dettaglio, 2037 esuberi denunciati tra il personale di terra riguardano sia lavoratori a tempo determinato che indeterminato. Le eccedenze di organico a tempo indeterminato si attestano a 1.338 unità, 558 quelle a tempo determinato e 141 sono gli esuberi del personale impiegato all’estero. si tratta di una riduzione del 51% del personale degli uffici e del 20% per il personale operativo non di volo. Il problema per il personale navigante si pone con la scadenza dei circa 400 contratti di solidarietà. La compagnia aerea impiega attualmente 12.500 persone in Italia e all’estero. Per il personale navigante, riferiscono poi i sindacati, il piano prevede inoltre tagli alle retribuzioni per il 28% per piloti di medio raggio, 22% per piloti di lungo raggio e 32% per gli assistenti di volo. ”Le misure relative al personale sono dolorose, ma necessarie, insieme alla riduzione di altri costi operativi, per stabilizzare la situazione finanziaria della Compagnia e a garantirne la sostenibilità di lungo termine”, ha detto l’ad Ball, replicando ai sindacati. “Questi cambiamenti sono essenziali se vogliamo competere in modo efficiente in un mercato del trasporto aereo europeo che è caratterizzato da una spietata concorrenza”, ha proseguito l’Ad, che ha aggiunto: “insieme ai sindacati e con il sostegno del governo italiano, lavoreremo, come è giusto e doveroso che sia, per cercare il modo per ridurre il più possibile l’impatto sociale del piano sul personale coinvolto”.
ALITALIA ha confermato oggi la riduzione dei costi di 1 miliardo di euro entro il 2019 e la maggior parte del risparmio – due terzi – verrà da costi non legati a quello del lavoro mentre un terzo sarà legato al lavoro e alla produttività. Il piano industriale “contiene misure importanti relative al costo del lavoro, quali una riduzione del personale e l’accordo su un nuovo Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, necessarie per rendere la struttura dei costi di ALITALIA più competitiva”. Di ben altro tenore le parole dei sindacati. “Il piano che ci è stato presentato – ha detto il segretario generale della Uiltrasporti Claudio del Tarlazzi – non è assolutamente credibile, come pensavamo. Un piano che prevede tagli sul costo del lavoro e sugli organici mentre sul fronte dei ricavi la crescita, che avverrebbe con l’introduzione di otto aeromobili sul lungo raggio entro il 2020, rimane molto ipotetica. A questo punto lo sciopero è inevitabile e abbiamo chiesto un intervento del governo”. Quello illustrato dalla compagnia, inoltre, per il segretario nazionale della Filt Cgil Nino Cortorillo, è in realtà un ‘non piano’ dal momento che prevede solo tagli con oltre duemila licenziamenti e riduzione dei livelli retributivi per 163 milioni complessivi. “Il problema è che non c’è alcuna prospettiva di crescita. E’ evidente che quello che c’è stato presentato è un piano predisposto dalle banche che punta solo a ottenere un taglio dei costi”. Per Cortorillo, quindi “con i numeri che ci ha presentato l’azienda non si può assolutamente trattare perché sono numeri difficilmente gestibili con ammortizzatori sociali e solidarietà tanto più che lo sviluppo futuro previsto dal piano non sarebbe in grado di assorbirli”. “Penso che servirà più di una sponda da parte del governo perché la trattativa sarà veramente complicata”, ha aggiunto ancora. Anche per il segretario nazionale della Fit-Cisl Emiliano Fiorentino, “questo non è un piano di sviluppo ma di sopravvivenza. E’ necessario il coinvolgimento del governo. Il nostro giudizio non può che essere negativo”.