‘AMPLIFICATI EFFETTI DELLA CRISI, REPUTAZIONE COMPROMESSA’
‘Gli effetti della congiuntura e in generale del contesto esterno sul bilancio della banca, di per se’ gia’ profondi, sono stati amplificati dai comportamenti gravi e fraudolenti posti in essere sin dal 2008 dai precedenti esponenti di vertice, che hanno indebolito gravemente la banca e ne hanno messo in discussione la reputazione’. Lo ha detto il capo della Vigilanza di Bankitalia Carmelo Babagallo in audizione su Mps davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche.
In Montepaschi si sono registrate “profonde lacune gestionali e irregolarità dei precedenti vertici della banca” che sono poi emerse grazie alla “intensa azione di vigilanza” di Banca d’Italia. A riferirlo è stato Carmelo Barbagallo, capo della Vigilanza di Via Nazionale, che è stato ascoltato in commissione d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario. L’intervento di Via XX Settembre, che ha portato al salvataggio dell’istituto di credito, “costituisce l’esito di un lungo percorso che, nell’ambito della grave crisi degli ultimi dieci anni ha colpito l’economia e il sistema bancario italiano, ha visto Mps particolarmente esposta su molteplici fronti: quello dei rischi finanziari e quello dei rischi di credito”. Senza dimenticare, ha evidenziato Barbagallo, che “un ruolo significativo lo ha avuto l’ex socio di riferimento, la Fondazione, che ha inteso mantenere a lungo, anche quando non ce n’erano più le condizioni, una posizione di dominio o comunque di rilievo, erodendo il proprio patrimonio e indebitandosi”.
A gravare sui conti anche l’acquisizione di Banca Antonveneta, nel 2008, vista “l’onerosità dell’impegno finanziario che ne è conseguito”, e il “progressivo aggravarsi della crisi economico-finanziaria, prima internazionale, poi domestica”. Al dissesto di Rocca Salimbeni hanno dunque contribuito fortemente i rischi finanziari ma “alla lunga è stato però il rischio di credito che ne ha minato più in profondità l’equilibrio economico-patrimoniale”.
Ricorda Barbagallo: “La banca raggiunge il picco di circa 160 miliardi di crediti nel biennio 2009-2010. Da allora, anche per effetto dei piani di ristrutturazione imposti dalla Commissione europea nell’ambito degli aiuti di Stato, gli impieghi si riducono progressivamente di circa 30 miliardi. Per converso, i crediti deteriorati, erogati per oltre l’80 per cento prima del 2012, crescono progressivamente fino al 2014, anno nel quale raggiungono i 45 miliardi, ammontare che rimane costante fino alla fine del 2016, anno nel quale fa registrare una incidenza doppia sugli impieghi totali rispetto alla media delle banche italiane”. Nell’ultimo decennio gli Npl (Non performing loans) di Siena hanno generato perdite per circa 26 miliardi, compensate solo parzialmente dalle altre componenti di ricavo nette (circa 12 miliardi). “Ciò ha contribuito a determinare, nel decennio considerato, un valore negativo del risultato di esercizio netto cumulato pari a circa 14 miliardi, fatto che ha sostanzialmente frustrato i diversi tentativi di ricapitalizzazione”.
Barbagallo ha menzionato le dieci ispezioni effettuate da Palazzo Koch negli anni 2008-2011, di cui tre sui rischi di credito e la lettera di autorizzazione del 26 marzo 2008 all’acquisito di Antoneveneta, su cui non c’è stata “due diligence indipendente” perché “non richiesta dalla normativa di vigilanza”. Nella lettera la banca centrale segnalò a Siena la necessità di “rafforzare il proprio patrimonio e di porre mano a una serie di criticità nell’istituto veneto che però non aveva problemi di solidità patrimoniale”. Qualche parola poi sui cosiddetti Tremonti bond e Monti bond, varati rispettivamente nel 2009 e nel 2012. L’investimento dello Stato in Montepaschi, tramite sottoscrizione dei due titoli, “ha prodotto benefici in termini di interessi incassati e somme corrisposte a titolo di maggiorazione al momento del rimborso della tranche finale per 900 milioni”.