C’e’ anche Fabrizia Di Lorenzo, la ragazza di Sulmona, tra le vittime della strage di Berlino. La notizia, ormai ufficiale, e’ stata comunicata all’Italia dalle autorita’ tedesche. Esprime ‘grande dolore’ il presidente della Repubblica Mattarella, il premier Gentiloni ricorda ‘una cittadina esemplare uccisa dai terroristi’. La polizia ha perquisito il centro profughi a Emmerich sul Reno, al confine con l’Olanda, dove aveva il suo domicilio Anis Amri, il tunisino ricercato. Blitz antiterrorismo anche a Dortmund. Quattro persone fermate, ma sarebbero state poi rilasciate. Le impronte di Amri sarebbero state trovate sulla portiera del tir killer. Secondo il NyT, il giovane era ‘nei radar delle agenzie di intelligence Usa’ e nella ‘no-fly list Usa’. Uno dei fratelli: ‘Forse si era radicalizzato nel carcere italiano dopo che aveva lasciato la Tunisia’. Riaperto a Berlino il mercato teatro dell’attacco.
E’ ufficiale, Fabrizia Di Lorenzo è una delle vittime dell’attentato al mercatino di Natale di Berlino dello scorso 19 dicembre: cadono così le residue speranze della famiglia della giovane originaria di Sulmona, e di tutta l’Italia, che si aggrappavano ancora al mancato riconoscimento della vittima, nonostante il telefono cellulare di FABRIZIA fosse stato ritrovato nei pressi dell’attentato. “La magistratura tedesca, così come ha comunicato il ministero degli Affari Esteri della Germania, ha esaurito le verifiche necessarie e purtroppo, ormai, c’è la certezza che, fra le vittime, c’è l’italiana Fabrizia Di Lorenzo – ha fatto sapere il ministro degli Esteri Angelino Alfano – Sono affettuosamente vicino alla famiglia e ai suoi cari, condividendone l’immenso dolore”.
Anche il premier, ed ex ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni ha voluto salutare Fabrizia, con un tweet: “L’Italia ricorda Fabrizia Di Lorenzo, cittadina esemplare uccisa dai terroristi. Il Paese si unisce commosso al dolore della famiglia”. Per il presidente del Senato Pietro Grasso Fabrizia Di Lorenzo era “una orgogliosa figlia di un’Italia che guarda all’Europa come alla propria casa, giovane vita di donna spezzata per sempre dalla violenza e dall’estremismo. Come Valeria Solesin, uccisa un anno fa negli attentati di Parigi. Sono state ore di angoscia ma adesso anche la più flebile speranza si è spenta. In questo momento di indescrivibile dolore, che riguarda tutta la nostra comunità nazionale, sono vicino con il cuore alla sua famiglia e a quanti le volevano bene”.
“Il terrore non ha pietà, non chiede, sbrana. Ti fa a pezzi e ti porta via un pezzo della tua famiglia. La mia famiglia è molto numerosa da parte di babbo, siamo tanti cugini e magari non ci si sente o vede così spesso, siamo un po’ sparsi ovunque: c’è chi è a Roma, Milano, Sulmona, Napoli, Contursi, Stati Uniti, Sud America o Berlino. Già, Fabrizia, mia cugina, viveva e lavorava lì, nella capitale tedesca. Qualche contatto tra noi, avevamo un percorso di studi simile, interessi in comune, una visione comune”. Lo scrive su Facebook Giulio Di Lorenzo, cugino di Fabrizia, confermata oggi tra le vittime della strage di Berlino di questa settimana.
“Lungi da me suscitare pietà, ma una riflessione che in queste ore tremende vorrei condividere, anche come forma di sfogo: non è mai stata cruda quanto vera questa frase: ‘Ti portano via tutto e tu rimani impietrito, immobile, inutile. La prossima volta potrebbe toccare a te o a qualcuno vicino a te’. É successo lunedì durante l’attentato ai mercatini di Natale a Berlino. Si sono portati via Fabrizia, con il suo sorriso. Ed è tremendo. Credetemi, è stato un colpo all’anima pazzesco. Vorrei che l’Europa, il senso comune di vicinanza tra noi tutti non necessitassero di questi episodi orribili per essere espressi o palesati.
“La mia prima reazione dopo averlo saputo è stato chiamare Cecilia ed esprimerle i miei sentimenti per lei, come se non l’avessi mai fatto prima, e mandarle il mio abbraccio immenso – spiega Giulio -. É stato puro istinto, ne sentivo davvero il bisogno. Così come ho chiamato mamma, babbo, mia sorella, gli zii e i cugini, dicendogli che gli volevo bene e che potevano contare su di me. Tra poco è Natale, state in famiglia, vogliatevi bene, amatevi, fate la pace, perché è di pace che abbiamo bisogno. A partire da tutti noi”.”La pace porta alla libertà, la libertà alla felicità. Il mio abbraccio va a tutta la mia famiglia, che potrà sempre, sempre, sempre, contare su di me. Ciao Fabrizia, sorella d’Europa. A te il mio abbraccio più grande, quello che non sono riuscito a darti. Mancherai a tutti, ma ti prometto che starò vicino a tutta la nostra famiglia e ti ricorderò per sempre”, conclude il cugino di Fabrizio.