‘I radiosi eroi della Brexit di ieri, oggi sono eroi tristi. Chi ha fatto si’ che si arrivasse a questo punto sta lasciando uno dopo l’altro il palcoscenico’. Usa parole pesanti Jean Claude Juncker contro i promotori dell’uscita DEL Regno Unito dall’Ue. ‘Sono retro-nazionalisti, non patrioti. I veri patrioti non lasciano la nave in difficolta”. Ieri il leader euroscettico britannico Farage ha lasciato la guida dell’Ukip, ma non la poltrona all’Europarlamento.
Nigel Farage, che ha annunciato l’addio alla guida dello Ukip, e l’ex sindaco di Londra Boris Johnson, che non correrà come candidato alla leadership dei Tories e del Regno Unito, e altri “sono i tristi eroi della Brexit”, coloro che “hanno contribuito a creare la situazione in cui il Regno Unito si trova oggi. Sono retro-nazionalisti, non sono patrioti. I patrioti non si dimettono quando le cose si fanno difficili, i patrioti restano”. Lo afferma il presidente della Commissione Europea Jean-Claude JUNCKER, intervenendo nella seduta plenaria dell’Europarlamento. “Potrei capire il campo del Remain, ma non capisco perché i sostenitori della Brexit hanno bisogno di mesi per decidere cosa fare”, conclude.
Sotto le critiche concentriche di alcuni governi dell’Est (Polonia e Slovacchia) e della Germania, il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker fa fatica a difendersi, pero’ agli europarlamentari riuniti a Strasburgo ha detto chiaro e tondo che l’esecutivo Ue “non sta lavorando all’insegna del ‘business as usual'” e che il problema dell’Unione europea “e’ che si prendono decisioni che poi non sono attuate” dagli stessi governi che le hanno prese. Proprio oggi la Commissione deve prendere decisioni molto attese: se far scattare sanzioni contro Spagna e Portogallo per violazione ripetuta degli impegni di bilancio e come procedere alla ratifica dell’accordo commerciale Ue-Canada.
I governi polacco e slovacco (tra l’altro dal 1o luglio la presidenza di turno della Ue e’ passata proprio alla Slovacchia) contestano a Juncker di aver alterato l’equilibrio tra Stati membri e Commissione. La contestazione specifica riguarda le proposte di Bruexelles sulla gestione della ripartizione dei rifugiati. Il piano gia’ definito dai governi relativo a 160 mila rifugiati resta peraltro sulla carta, dato che finora ha riguardato poche migliaia di persone. Berlino contesta la stessa cosa centrando le critiche sull’eccesso di discrezionalita’ politica dimostrato da Juncker sulla flessibilita’ delle regole di bilancio. Il ministro delle finanze Wolfgang Schaeuble, capofila dei ‘realisti’ che non vogliono alcun passo affrettato di maggiore integrazione politica nella Ue, sta sostenendo da tempo la necessita’ di spostare l’equilibrio verso gli Stati (metodo intergovernativo): “E’ il momento del pragmatismo, il momento in cui i governi devono assumere le loro responsabilita’, se la Commissione non segue allora risolveremo i problemi tra i governi”. Invece di spingere tutti alla massima precisione nei messaggi politici unitari, all’accelerazione di processi di decisione piu’ integrata, Brexit sta spingendo in direzione opposta. Oggi Juncker ha riconosciuto che “non e’ il momento di rivedere il Trattato”. Il capogruppo del Ppe Manfred Weber, europarlamentare tedesco, ha respinto l’attacco alla illegittimita’ delle decisioni europee (“E’ un falso mito, tutto qui viene deciso in modo democratico”), mentre il capogruppo socialista Gianni Pittella ha detto: “Non ci stiamo a emarginare la Commissione, il metodo intergovernativo si e’ dimostrato peraltro infruttuoso, come ha dimostrato la crisi greca”.