“Credo che il segretario del Consiglio Supremo di Difesa – che si deve occupare della difesa nazionale – sia meglio che lasci quel ruolo”. Così il presidente del Senato, Ignazio La Russa, tornando a parlare della vicenda che ha visto coinvolto Francesco Saverio Garofani, consigliere del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al XXVII Edizione di Italia Direzione Nord in corso a Milano. “Il presidente della Repubblica, che si è trovato tra capo e collo questa vicenda, non ha nessuna responsabilità, e sono certo non condividere le cose dette dal suo consigliere”, ha aggiunto.
“Questo e’ il segretario del comitato di difesa, che e’ quello che si deve occupare della difesa nazionale: io credo che almeno quel ruolo forse e’ meglio che lo lasci a qualcun altro”, ha detto il presidente del Senato. “Fosse stato uno di destra – ha aggiunto – oggi lo vedremo appeso nei lampioni della citta’ probabilmente, invece se e’ di sinistra va bene, ma la colpa e’ di chi solleva il problema, non di chi forse inconsciamente esprime non il pensiero del Presidente della Repubblica, ma i suoi personali desideri che non sono degni di uno che fa il consigliere del Presidente”.
La dichiarazione è apparsa in totale controtendenza rispetto all’intervento di Giorgia Meloni, che dal G20 di Johannesburg aveva assicurato di aver chiarito la questione direttamente con il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, ribadendo un “ottimo rapporto” e chiedendo di non “tornare su questa vicenda”.
La mossa del Presidente del Senato ha immediatamente alimentato i sospetti di chi vede una strategia nell’insistere sulla figura del consigliere del Presidente, con l’obiettivo di mantenere alta la pressione sul Colle. La tensione, tuttavia, è stata parzialmente smorzata da una pronta precisazione di La Russa stesso, il quale ha tentato di fare marcia indietro a stretto giro di posta, sostenendo di non voler riaprire un caso che, come Meloni, considera “chiuso”.
“Spiace che avere risposto a una domanda sul Consigliere Garofani possa far pensare di riaprire un caso… Certo, ho detto, forse in maniera troppo sincera, che Garofani potrebbe essere imbarazzato a svolgere il ruolo… Ma non tocca a me chiedere le sue dimissioni e nemmeno l’ho fatto,” ha dichiarato La Russa, cercando di derubricare le sue parole a una mera “sincerità” sull’opportunità del ruolo.
Il commento sarcastico del capogruppo forzista al Senato, Maurizio Gasparri, ha sintetizzato l’episodio: La Russa “ha riaperto il caso e l’ha richiuso”. Nonostante la retromarcia, l’episodio rafforza il convincimento, diffuso in diversi ambienti politici, che gli attacchi reiterati a Garofani siano un tentativo di “mirare al bersaglio piccolo per indebolire il grosso”, ovvero il Presidente della Repubblica.
Tale tesi è sostenuta anche dalla stampa più vicina al centrodestra, come il quotidiano La Verità, che continua a incalzare il consigliere. Il vicedirettore Massimo De Manzoni ha ribadito oggi che “per noi il caso non è chiuso”, suggerendo che le presunte mosse di Garofani “per promuovere un’alternativa” riflettano “quei pensieri che circolano sul Colle”.
Anche le opposizioni leggono l’accaduto come un segnale d’allarme. ‘Le parole del Presidente La Russa, seconda carica dello Stato, rappresentano un attacco e una pressione indebita nei confronti del Quirinale e confermano che la destra ha come obiettivo la delegittimazione del Presidente della Repubblica.La Russa, che da Presidente del Senato interviene politicamente su tutto dimenticando il suo ruolo istituzionale, resta invece silente sull’inchiesta per corruzione in Sicilia che coinvolge Fratelli d’Italia. Ci dica se conosce Marianna Amato e ci spieghi perché difendono il Garante della Privacy Ghiglia, che ha lavorato alla sanzione contro Report. La Russa oggi ha attaccato il Quirinale perché la destra di questo Paese vuole demolire l’istituzione garante della nostra Costituzione e, sulle sue ceneri, ipotecare l’indicazione del nuovo Presidente con una riforma in chiave presidenzialista’. Così in una nota Angelo Bonelli, deputato AVS e co-portavoce di Europa Verde, commentando le parole del Presidente del Senato La Russa sul caso Garofani.
Il Quirinale, dal canto suo, ha scelto la linea del basso profilo, limitandosi a registrare che il Presidente del Senato ha, di fatto, annullato le sue stesse dichiarazioni, un atteggiamento che conferma la volontà di considerare la vicenda chiusa d’autorità, nonostante le scosse istituzionali provocate.