Il Ministro alla Camera: «Soluzione equilibrata e costituzionale». Insorgono le opposizioni unite: «Atto di vassallaggio verso il neofeudalesimo di Trump».
«Come potrebbe l’Italia non essere presente dove si discute e si costruisce la pace in Medio Oriente?». Con questa domanda retorica il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha difeso davanti alla Camera la scelta del governo Meloni di partecipare come “osservatore” alla riunione inaugurale del Board of Peace, prevista per giovedì 19 febbraio a Washington.
Il titolare della Farnesina ha descritto l’adesione al nuovo organismo voluto da Donald Trump non come un atto di sottomissione, ma come una mossa pragmatica. La formula dell’osservatore, ha ribadito il Ministro, è una «soluzione equilibrata che rispetta i nostri vincoli costituzionali» (con riferimento all’articolo 11), consentendo però all’Italia di sedersi al tavolo dove verranno decise le sorti della ricostruzione di Gaza.
Tajani ha respinto le accuse di isolamento internazionale, sottolineando che l’Italia si muoverà in nutrita compagnia: ci saranno la Commissione Europea, la presidenza di turno UE (Cipro) e i pesi massimi della regione come Egitto, Giordania, Arabia Saudita e Qatar.
Per il governo, il Board of Peace non sostituisce le Nazioni Unite ma ne attua il mandato, operando sulla base della risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza. «Vogliamo mettere a disposizione il polo ONU di Roma e Brindisi», ha aggiunto Tajani, annunciando che l’inviato speciale Archi è già in missione a Riad e Abu Dhabi per preparare il terreno tecnico alla ricostruzione.
Le parole del Ministro non hanno però placato la furia delle minoranze, che per l’occasione hanno presentato una risoluzione unitaria firmata da Schlein, Conte, Fratoianni, Bonelli, Richetti, Boschi e Magi. Il documento impegna il governo a non partecipare «in qualunque forma» ai lavori del Board, considerato un organismo illegittimo.
Il dibattito in Aula è stato segnato da toni durissimi. Angelo Bonelli (AVS): Ha parlato di «neofeudalesimo trumpiano» e «vassallaggio», accusando il governo di aver dichiarato fedeltà a un «sovrano» straniero umiliando la storia diplomatica italiana. Riccardo Magi (+Europa): Ha definito il Board «un organismo osceno basato sulla prepotenza e sugli affari», accusando Meloni di «scodinzolare» davanti a Trump mentre la Costituzione viene trattata come un «tecnicismo fastidioso». Il fronte PD-M5S: Ha ribadito il rischio di delegittimare definitivamente l’ONU, trasformando la gestione della pace in un «fondo speculativo» guidato da miliardari e autocrati.
La maggioranza ha risposto depositando una propria risoluzione che impegna l’esecutivo non solo a presenziare giovedì a Washington, ma a partecipare a «ogni futura attività» del Board. La sfida ora si sposta sul piano finanziario: mentre le opposizioni chiedono di vietare qualsiasi contributo economico al fondo di Trump, il governo prepara una proposta finanziaria «autorevole» per garantire alle imprese italiane una quota rilevante nei futuri appalti per la ricostruzione della Striscia.