Tajani prende le distanze dai metodi USA: «Tra arrestare e uccidere c’è differenza». Piantedosi spegne le polemiche sui Giochi: «Nessun agente nelle nostre strade»
Un «caso mai esistito», una «polemica sul nulla». Palazzo Chigi tenta di archiviare definitivamente il dossier ICE, l’agenzia statunitense per l’immigrazione finita al centro di una bufera politica per la possibile presenza dei suoi agenti in Italia durante i Giochi Olimpici di Milano-Cortina. Dopo giorni di ambiguità e tensioni, la linea del Governo si fa netta: i famigerati agenti americani — finiti nel mirino della cronaca per la morte di due attivisti a Minneapolis — non avranno alcun ruolo operativo sul territorio nazionale.
A tracciare il solco è il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che non usa giri di parole per distinguere il modello italiano da quello trumpiano: «Prendiamo le distanze da certi abusi: tra arrestare una persona armata e ucciderla c’è una bella differenza».
Il messaggio è chiaro: l’Italia non sposa l’approccio muscolare dell’agenzia USA. Gli fa eco il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, che assicura: «L’ICE non opererà in Italia. L’ordine e la sicurezza pubblica sono competenza esclusiva dello Stato Italiano».
La giornata è stata segnata da un cortocircuito comunicativo in Lombardia. Il governatore Attilio Fontana aveva ipotizzato la presenza di agenti ICE per la protezione ravvicinata di personalità come il vicepresidente J.D. Vance e il segretario di Stato Marco Rubio. Dichiarazioni che hanno costretto il Pirellone a una rapida smentita: «Il Governatore parlava in via puramente ipotetica».
Il Viminale ha poi chiarito il distinguo tecnico: una cosa è la sicurezza pubblica, un’altra è la protezione diplomatica. Se singoli agenti dovessero arrivare, lo farebbero solo come scorta ravvicinata e sotto il coordinamento delle autorità italiane. «Ma finora — precisa Piantedosi — nessuno ha comunicato nulla».
Il caso ICE rappresenta una spina nel fianco per la premier Giorgia Meloni, che ha fatto della sicurezza nelle città il perno della sua agenda per il 2026. Il Governo si trova a dover gestire un difficile equilibrio: difendere la sovranità nazionale e i metodi delle proprie Forze dell’Ordine; evitare nuovi strappi con l’amministrazione Trump, dopo i recenti distinguo su dazi, Groenlandia e missione in Afghanistan.
Il tentativo di “chiudere il caso” non convince però le minoranze. Dal PD al Movimento 5 Stelle, passando per Calenda e Alleanza Verdi-Sinistra, il coro è unanime nel chiedere chiarezza parlamentare. «Se Trump mandasse l’ICE in Italia sarebbe una provocazione inaccettabile», attacca il dem Matteo Mauri. Per le opposizioni, il Governo «non può non sapere» e il silenzio iniziale dell’esecutivo viene interpretato come una pericolosa debolezza verso la Casa Bianca.