Via libera del Consiglio dei ministri al decreto-legge per le consultazioni elettorali e referendarie del 2026. Su proposta della premier Meloni e del ministro Piantedosi, il governo ha stabilito che per tutto il prossimo anno le urne resteranno aperte su due giornate: domenica (7-23) e lunedì (7-15).
La misura punta a massimizzare l’affluenza e ridurre i disagi ai seggi. Il decreto introduce inoltre lo strumento dell’Election Day, permettendo l’accorpamento di diverse scadenze elettorali per contenere i costi della finanza pubblica e limitare la sospensione delle attività scolastiche. Previsto anche un aggiornamento delle indennità per gli scrutatori e i presidenti di seggio.
L’obiettivo dell’esecutivo è duplice: efficienza e risparmio. Con l’introduzione dell’Election Day, Palazzo Chigi punta a una “spending review” elettorale, concentrando più votazioni in un’unica data per ridurre le spese organizzative e i giorni di chiusura dei plessi scolastici.
La novità principale per i cittadini è il ritorno del voto esteso al lunedì fino alle ore 15:00. Una scelta dettata dalla volontà di combattere l’astensionismo, garantendo finestre temporali più ampie. Il decreto interviene anche sul trattamento economico dei componenti dei seggi, aggiornando indennità ferme da tempo, e definisce i criteri di riparto dei costi tra lo Stato e i Comuni.
Ecco cosa cambia per gli elettori e per chi lavorerà ai seggi:
- Urne aperte più a lungo: Non si voterà più solo di domenica. Le urne saranno aperte domenica dalle 7:00 alle 23:00 e lunedì dalle 7:00 alle 15:00, facilitando chi lavora o si deve spostare.
- Voto accorpato (Election Day): Per risparmiare soldi pubblici e non chiudere troppe volte le scuole, diverse votazioni potranno essere accorpate nello stesso giorno.
- Compensi più alti: Buone notizie per i membri dei seggi (presidenti e scrutatori); il decreto prevede l’aggiornamento delle indennità.
Il provvedimento è stato giudicato necessario da Palazzo Chigi per garantire “l’ordinato svolgimento” delle consultazioni e assicurare la “massima partecipazione dei cittadini”.