”Purtroppo l’entità di questa manovra stride in maniera evidente con le promesse elettorali avanzate nelle settimane scorse da coloro che oggi scalpitano per guidare il Paese. Dopo l’ubriacatura che abbiamo subito leggendo gli effetti positivi dovuti all’applicazione della flat tax, del reddito di cittadinanza o dalla cancellazione della legge Fornero, sarà interessante capire come, in pochi mesi, chi ci governerà recupererà oltre un punto di Pil”, spiega il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo. Nessun impatto sui conti a venire invece dal peggioramento dello 0,4 per cento del nostro rapporto deficit/Pil, registrato nei giorni scorsi dall’Istat e ascrivibile al salvataggio pubblico delle due banche venete e del Monte dei Paschi di Siena, in quanto, dice Cgia, “è una misura una tantum relativa al 2017”. Nel caso invece non si dovessero trovare 12,4 miliardi di euro, dal 1 gennaio 2019 l’aliquota Iva, attualmente al 10% salirebbe all’11,5%; altresì, quella attuale del 22% schizzerebbe addirittura al 24,2%, ricorda ancora la Cgia. A consuntivo, però, denuncia ancora Cgia, sembrerebbe esserci uno scostamento di 0,5 punti percentuali rispetto alla correzione richiesta, anche perché, annota ancora Cgia, è aumentata ancora la nostra spesa pubblica. Pertanto “l’Unione europea starebbe per chiederci una manovra correttiva da 3,5 miliardi di euro”.
Infine, entro la fine del 2018 bisognerà trovare circa 2 miliardi di euro per il rinnovo del contratto di lavoro degli statali, ulteriori 500 milioni di spese ”indifferibili” e altri 140 milioni per evitare l’aumento delle accise sui carburanti a partire dal 1 gennaio 2019. ”Sebbene l’anno scorso abbiamo toccato il record di crescita degli ultimi 7 anni – ricorda il Segretario della Cgia Renato Mason – comunque siamo quelli che nella Ue sono cresciuti meno. Secondo le previsioni di Bruxelles questa tendenza continuerà anche nel biennio 2018-2019: saremo il paese europeo con la crescita economica più contenuta. Quest’anno, in particolare, l’aumento del Pil sarà dell’1,5 per cento per scendere all’1,2 per cento nel 2019. Nonostante la congiuntura internazionale sia positiva l’Italia fatica a crescere, trascinandosi tutti i problemi che ci affliggono ormai da più decenni”. Bisogna dunque per la Cgia, tornare ad investire considerando che negli ultimi 10 anni il Paese ha registrato una loro contrazione verticale del 21% . E per scavalcare i vincoli di bilancio imposti da Bruxelles la Cgia ricorda la “regola aurea, ancora inutilizzata”: la golden rule. “Una regola di bilancio di semplice enunciazione che, in estrema sintesi, consentirebbe solo agli investimenti pubblici in conto capitale di essere finanziati in disavanzo. Per fare questo, ovviamente, l’Italia avrebbe dovuto imporre nell’agenda europea questo argomento, trovare le alleanze e convincere coloro che la pensano diversamente di cambiare opinione, affinché questa opportunità diventasse parte integrante dell’ordinamento giuridico dell’Unione europea. La partita rimane aperta e il prossimo Governo non potrà esimersi dall’affrontare anche questa questione”, conclude la Cgia.