Il ‘whistleblowing’, l’istituto che tutela i dipendenti che segnalano i reati, previsto nel piano anticorruzione dell’Anac e materia di una proposta di legge passata alla Camera, “e’ una cosa stucchevole” e “fumo negli occhi”. Lo ha detto il presidente dell’Anm Piercamillo Davigo ad un convegno sul contrasto alla corruzione. I dipendenti pubblici, ha aggiunto Davigo, hanno gia’ “l’obbligo di denuncia”.
“Il ‘whistleblowing’, il ‘fischiatore’, è una cosa stucchevole: i dipendenti pubblici hanno l’obbligo di denunciare e se non lo fanno commettono un reato. Di che cosa stiamo parlando, stiamo parlando del nulla, questa cosa, sintentizzando, ha un nome: fumo negli occhi”. Così il presidente dell’Associazione nazionale magistrati Piercamillo Davigo ha stroncato lo strumento attraverso cui i dipendenti possono segnalare attività illecite o fraudolente che accadono sul luogo di lavoro. Per quanto riguarda il ‘whistleblowing’, il Piano nazionale anticorruzione (Pna) dell’Anac e la proposta di legge approvata alla Camera nel gennaio scorso, prevedono, tra l’altro, di introdurre la tutela del dipendente anche privato che segnala condotte illecite, una sanzione pecuniaria amministrativa fino a 30mila euro per chi commette atti discriminatori nei confronti del “whistleblower” e il divieto di rivelare l’identità della “gola profonda”. Parlando al convegno “Il contrasto alla corruzione e al riciclaggio di denaro tra repressione e prevenzione” in corso a Palazzo Reale a Milano, Davigo, oggi presidente di Sezione penale presso la corte di Cassazione, ha ribadito che “il legislatore, ma anche i mezzi di informazione, raccontano ai cittadini cose sbagliate sulla corruzione, sugli appalti e sui fondi neri e sulla base di queste cose sbagliate si fanno norme che nell’ipotesi migliore non servono a niente e in quella peggiore fanno danni ulteriori”. “Tutta la norma sugli appalti è fantascienza, non c’entra nulla con quello che accade nella realtà” ha affermato il magistrato, aggiungendo che “scrivere norme sul Codice degli appalti non serve a niente per curare la malattia” della corruzione.
Il presidente dell’Anm, Piercamillo DAVIGO, “continua a dire” che per contrastare la corruzione “non è sufficiente alzare le pene: lo invito a dire se i provvedimenti della legge contro la corruzione siano sufficienti o no, e a indicare quali”. Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, a margine di un incontro con il procuratore della Cassazione Pasquale Ciccolo, e i Procuratori generali presso le Corti d’Appello, sul tema della sicurezza degli uffici giudiziari, ritaglia un breve spazio per una replica a distanza con DAVIGO, che oggi aveva contestato la legge in questione “se poi non viene rispettata”. “Siccome DAVIGO spesso sottolinea che alcuni interventi siano inutili o dannosi, lo invito -ripete Orlando- a indicare quali di questi lo siano: il ritorno all’effettivo sanzionamento del falso in bilancio, il provvedimento sull’autoriciclaggio, l’estensione della responsabilità del funzionario pubblico all’incaricato di pubblico servizio, o lo sconto di pena per chi collabora”.