Un netto calo dei pensionamenti anticipati si registra in Italia nel primo semestre del 2025. Secondo il Monitoraggio Inps sui flussi di pensionamento, le liquidazioni sono scese del 17,3% rispetto allo stesso periodo del 2024, passando da 118.550 a 98.356. Questa flessione è attribuita principalmente agli interventi di stretta sulle uscite anticipate dal mondo del lavoro, in particolare l’introduzione del metodo di calcolo interamente contributivo per chi accede a Quota 103 (62 anni di età e 41 di contributi) e l’imposizione di un limite sull’assegno percepibile fino al raggiungimento dell’età di vecchiaia.
Ad incidere sul trend sono anche l’allungamento delle “finestre” (7 mesi per il settore privato e 9 per il pubblico) introdotto dal 2024. Un ulteriore rinvio del pensionamento potrebbe arrivare con l’estensione del cosiddetto “bonus Giorgetti”, che permette al lavoratore di ricevere in busta paga i contributi previdenziali a proprio carico, ora applicabile anche a chi raggiunge i 42 anni e 10 mesi di contributi, indipendentemente dall’età.
Il monitoraggio Inps rileva anche un calo, seppur meno significativo (-8,59%), nei nuovi pensionamenti di vecchiaia, che si attestano a 117.901.
Persiste, inoltre, un ampio divario di genere negli importi delle pensioni. A fronte di un importo medio complessivo di 1.215 euro per le 397.691 pensioni liquidate nel semestre, l’assegno medio delle donne si ferma a 1.009 euro, inferiore del 30,37% rispetto ai 1.449 euro medi percepiti dagli uomini. Questo divario è legato principalmente a carriere più lunghe e retribuzioni mediamente più alte per gli uomini, ma anche a una minore partecipazione femminile al mercato del lavoro. Le donne, infatti, accedono più frequentemente a pensioni ai superstiti o sociali, e quando hanno una carriera lavorativa, tendono a optare per il pensionamento di vecchiaia anziché anticipato.
Analizzando gli importi per tipologia di pensione, si evidenziano differenze significative: le pensioni di vecchiaia liquidate si attestano a 1.136 euro medi al mese, quelle anticipate a 2.076 euro, quelle di invalidità previdenziale a 810 euro, e quelle ai superstiti a 941 euro.
Il report Inps conferma anche le differenze tra i fondi di appartenenza:
- Fondo Lavoratori Dipendenti: 163.374 pensioni liquidate nel semestre, con un importo medio di 1.379 euro al mese.
- Lavoratori Autonomi (compresi parasubordinati): 115.525 pensioni, per 859 euro medi al mese.
- Dipendenti Pubblici: 43.736 pensioni, con un importo medio di 2.056 euro al mese.
- Fondi Speciali: 24.311 pensioni, per 1.796 euro medi al mese.
Un dato particolarmente rilevante è il crollo delle pensioni liquidate con “Opzione Donna”: nel primo semestre del 2025 sono state appena 1.134, di cui quasi la metà (468) con meno di 1.000 euro al mese. Un numero già in forte calo rispetto alle 3.590 del 2024.
L’età media di decorrenza per la pensione anticipata è leggermente aumentata per i dipendenti privati (da 61,2 a 61,3 anni), mentre è diminuita per i dipendenti pubblici (da 61,7 a 61,4 anni), probabilmente a causa della scelta di accedere alla pensione anticipata avendo raggiunto i 42 anni e 10 mesi di contributi (41 e 10 per le donne) indipendentemente dall’età anagrafica.