ARRETRAMENTO TERRITORIALE DELL’IS, MENO FOREIGN FIGHTERS. SI A LEGALIZZAZIONE CANNABIS
Alcune indagini hanno rivelato come la ‘ndrangheta sia “presente in tutti i settori nevralgici della politica, dell’amministrazione pubblica e dell’economia, creando le condizioni per un arricchimento, non piu’ solo attraverso le tradizionali attivita’ illecite del traffico internazionale di stupefacenti e delle estorsioni, ma anche intercettando, attraverso prestanome o imprenditori di riferimento, importanti flussi economici pubblici ad ogni livello, comunale, regionale, statale ed europeo”. Lo si legge nella Relazione della Dna, dove e’ anche scritto che “nel periodo esaminato si e’ verificato in modo significativo l’arretramento territoriale del cosiddetto Stato islamico in piu’ scenari, e si e’ quindi registrata una parallela minore capacita’ di espansione territoriale. Questa mutata realta’ ha direttamente inciso sul fenomeno dei foreign fighters, con una contrazione del numero delle partenze”.
La ‘ndrangheta “e’ presente in quasi tutte le regioni italiane nonche’ in vari Stati, non solo europei, ma anche in America – negli Stati Uniti e in Canada – ed in Australia”. E’ quanto si legge nella Relazione annuale 2016 della Direzione distrettuale Antimafia e Antiterrorismo, presentata oggi dal procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Franco Roberti e dalla presidente della Commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi. “Continuano, poi, ad essere sempre solidi, i rapporti con le organizzazioni criminali del centro/sud America con riferimento alla gestione del traffico internazionale degli stupefacenti, in primis la cocaina, affare criminale in cui la ndrangheta continua mantenere una posizione di assoluta supremazia in tutta Europa”, afferma la Relazione. In particolare, nel nord Italia, il Veneto, il Friuli Venezia Giulia e la Toscana “sono territori in cui l’organizzazione criminale reinveste i cospicui proventi della propria variegata attivita’ criminosa, nel settore immobiliare o attraverso operatori economici, talvolta veri e propri prestanome di esponenti apicali delle diverse famiglie calabresi, talaltra in stretti rapporti con esse, al punto da mettere la propria impresa al servizio delle stesse”. Piemonte e Valle d’Aosta, Lombardia, Liguria, Emilia Romagna ed Umbria, “sono regioni in cui, invece, vari sodalizi di ndrangheta hanno ormai realizzato una presenza stabile e preponderante, talvolta soppiantando altre organizzazioni criminali – cosi’ come avvenuto, per esempio, in Piemonte con le famiglie catanesi di Cosa Nostra – ma spesso in sinergia o, comunque, con accordi di non belligeranza, con le stesse, fenomeno riscontrato in Lombardia ed Emilia Romagna, ove sono attivi anche gruppi riconducibili alla Camorra o a Cosa Nostra”.
A Roma del resto la situazione non è migliore: secondo la Dna infatti “sulla scorta delle decisioni giudiziarie sinora intercorse, può affermarsi l’esistenza di un’organizzazione criminale di stampo mafioso operante nel territorio della città di Roma, la quale si avvale della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà, per commettere delitti e per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione e il controllo di attività economiche, di appalti e servizi pubblici”. E ancora: “Tale organizzazione, convenzionalmente denominata Mafia Capitale, presenta caratteristiche proprie, solo in parte assimilabili a quelle delle mafie tradizionali e agli altri modelli di organizzazione di stampo mafioso fin qui conosciuti, ma essa è certamente da ricondursi al paradigma criminale dell’art. 416 bis del codice penale, in quanto si avvale del metodo mafioso, e cioè della forza di intimidazione derivante dal vincolo di appartenenza, per il conseguimento dei propri scopi”. La relazione si sofferma anche sulle minacce terroristiche: “Nel periodo esaminato si è verificato in modo significativo l’arretramento territoriale del cosiddetto Stato Islamico in più scenari e si è quindi registrata una parallela minore capacità di espansione territoriale. Questa mutata realtà ha direttamente inciso sul fenomeno dei cosiddetti ‘foreign fighters’, con una contrazione del numero delle partenze”.
La Direzione nazionale antimafia ha pubblicato la relazione annuale in cui viene fatto il punto sul contrasto alla criminalita’ organizzata. Sul fronte dell’economia, c’e’ un dato che a detta della Dna desta “particolare preoccupazione”: l’attivismo dei vari sodalizi di ndrangheta “nel tentativo di inserirsi – attraverso imprese proprie o, comunque, di riferimento – nei procedimenti aventi ad oggetto la realizzazione delle ‘grandi opere’, tra cui, in passato, i lavori legati ad Expo 2015, ed oggi la Tav, nella tratta Torino-Lione, nonche’ la capacita’ dagli stessi dimostrata, di fare dei piu’ importanti scali portuali del nord – Genova, Savona, Venezia, Trieste, Livorno – degli stabili punti di sbarco dei grossi quantitativi di sostanza stupefacente importata dal sud-America, in aggiunta a quello di Gioia Tauro, interessato, negli ultimi, anni, da molteplici operazioni di polizia che hanno portato all’arresto di dipendenti, anche a livello apicale, delle varie societa’ operanti all’interno dello scalo portuale”. Si tratta di infrastrutture che per natura sono naturale crocevia fra l’imprenditoria e la politica e su cui i clan mettono le mani inquinando entrambi i settori.
Per questo, oggi piu’ che mai – spiegano dalla procura nazionale – aggredire l’imprenditoria impastata di ‘ndrangheta e’ strategico. E le misure patrimoniali sono il vero strumento di contrasto all’economia mafiosa. E’ questo il secondo punto fermo enucleato dalla Dna, che alla luce di un anno di indagini fotografa un settore che oggi coinvolge non solo imprenditori di ‘ndrangheta, ma anche operatori economici che ritengono conveniente lavorare con la ‘ndrangheta. Una distorsione che ha effetti disfunzionali tanto su una societa’ affamata di lavoro, come sulla politica, perche’ garantire occupazione significa garantire voti. E che non e’ episodica, ma strategica e studiata.
“Questo Ufficio, conferma, anche alla luce delle nuove questioni esaminate e dei nuovi dati pervenuti, la necessità di concentrare le risorse dello Stato finalizzate alla repressione dei reati su fenomeni più gravi ed allarmanti del traffico di droghe leggere, e, in questa prospettiva, sembra coerente l’adozione di una rigorosa e chiara politica di legalizzazione della vendita della cannabis, accompagnata da una parallela azione a livello internazionale, e, in particolare europeo, che consenta la creazione, in prospettiva, di una più ampia aerea in cui il fenomeno sia regolato in modo omogeno”. E’ quanto si legge nel rapporto annuale della Direzione nazionale antimafia, presentato oggi dal procuratore Franco Roberti e dalla presidente della commissione Antimafia Rosy Bindi.
“Nel periodo esaminato si è verificato in modo significativo l’arretramento territoriale del cosiddetto Stato Islamico in più scenari. Questa mutata realtà ha direttamente inciso sul fenomeno dei cosiddetti ‘foreign fighters’, con una contrazione del numero delle partenze”. E’ quanto si legge nella Relazione annuale della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, riferita al periodo 1 luglio 2015 – 30 giugno 2016, presentata questa mattina a Roma. A fronte di tale situazione, si legge ancora nella relazione, è continuata la strategia di attacchi terroristici in Europa e anche al di fuori. Nel 2015, attraverso numerose indagini che hanno per oggetto l’operatività dell’Is, “è stata confermata ed evidenziata la capacità dello stato islamico di accogliere e gestire all’interno dei territori occupati non solo uomini da destinare all’addestramento militare ed al combattimento, ma anche interi nuclei familiari”. Si è così indagato sulla partenza dalla città di Bresso, nel Milanese, di una intera famiglia, composta da un cittadino marocchino Ahmed Taskour, la moglie e due figli di 9 e 13 anni. La famiglia ha raggiunto il territorio occupato da Daesh nell’area siro-irakena tra il dicembre 2014 ed il gennaio 2015, riuscendo ad allontanarsi dall’Italia senza lasciare tracce e destare sospetti. Taskour ha svolto addestramento militare ed ha assunto un ruolo significativo all’interno dell’organizzazione terroristica, in particolare nel settore della propaganda coinvolgendo in tale attività anche il figlio piccolo. Nel caso dell’indagine della Procura di Milano sulla partenza dalla provincia di Lecco di una donna albanese, Berisha Valbona, sposata con tre figli (due bambine di 11 e 10 anni ed un bambino), che in Siria, passando per la Turchia, ha portato con sé solo il piccolo di 6 anni, dimostra la capacità attrattiva dello Stato Islamico di organizzare partenze anche di donne, che portano con sé i figli maschi in prospettiva di educazione radicale ed addestramento.
Nel 2016, attraverso varie attività di indagine, sono emersi con chiarezza due profili di novità: “maggiori difficoltà nell’organizzazione delle partenze dal territorio dello Stato e nell’arrivo dei foreign fighters nell’area siriana/irakena; indicazioni di carattere generale provenienti dai vertici dell’organizzazione terroristica a colpire all’interno dei territori dei paesi occidentali”. E la vicenda più significativa, in questo senso è quella che riguarda un cittadino marocchino radicalizzato Mohamed Koraichi, del quale è stata ricostruita la partenza dalla provincia di Lecco insieme alla famiglia: moglie italiana convertita (Alice Brignoli) e tre figli piccoli (di anni 6, 4 e 2). Koraichi ha svolto dalla Siria azione di arruolamento/reclutamento nei confronti di altre persone presenti in Italia, autorizzandole a raggiungere l’organizzazione terroristica, ma cercando soprattutto -anche con il concorso di ulteriori membri della stessa organizzazione – di determinarle a compiere azioni violente direttamente all’interno del nostro paese, attraverso la commissione di attentati. Questa è la novità più significativa, si legge nella relazione, ovvero viene data specifica indicazione di colpire all’interno del nostro paese.