E’ impasse sul ‘caso’ Embraco, e ancora non si intravedono schiarite sul fronte della trattativa. I sindacati fanno muro contro muro e fanno sapere che la crisi non si puo’ risolvere prevedendo, cosi’ come voleva l’azienda, il part-time fino a novembre. Qualsiasi soluzione deve cioe’ partire dal ritiro dei 497 licenziamenti. Cosi’ la riunione di stamattina al Ministero dello Sviluppo dove si sta discutendo del destino dello stabilimento di Riva di Chieri si e’ conclusa con un nulla di fatto. E anzi ha scatenato l’indignazione del Ministro Carlo Calenda. Prima il Ministro ha avanzato una controproposta all’azienda che prevedeva il ritiro dei licenziamenti e il passaggio alla cassa integrazione per avviare un processo di reindustrializzazione. Ma l’azienda ha risposto picche e Calenda ha fatto sapere che “adesso non ricevo piu’ questa gentaglia, perche’ onestamente ne ho avuto fin sopra i capelli di loro e dei loro Consulenti del Lavoro italiani che sono qua”. Cosa succedera’ ora? Lo ha spiegato Calenda: “Attiviamo urgentemente un lavoro con Invitalia per cercare di trovare un percorso di reindustrializzazione”, ha aggiunto. Secondo il titolare del Mise “la cassa integrazione ci consente di fare un percorso di reindustrializzazione in continuita’ e quindi e’ molto importante anche perche’ ci sono imprenditori interessati”.
“Mi sento di poter dire – ha aggiunto – che si conferma un atteggiamento di totale irresponsabilita’ dell’azienda, per altro le motivazioni che danno dimostrano una mancanza di attenzione al valore delle persone e alla responsabilita’ sociale dell’impresa che raramente mi e’ capitato di riscontrare”. Sulle tempistiche, Calenda ha sottolineato che “a questo punto in tempi sono molto piu’ brevi perche’ abbiamo poco piu’ di un mese per chiudere tutto quanto”.Embraco avrebbe rifiutato l’intesa sulla cassa integrazione richiesta dal Governo, proponendo un part-time per tutti i dipendenti, fino a novembre. Un piano alternativo che garantirebbe qualche tempo – e soldo – in piu’ ai dipendenti per trovare un altro posto di lavoro. Senza accordo, infatti, la tagliola dei licenziamenti scatta il 25 marzo. Del caso Embraco si erano occupati tutti i vertici istituzionali, e anche Papa Francesco aveva lanciato 10 giorni fa un appello ai lavoratori: “Non mollate, dovete lottare fino alla fine, fino all’ultimo respiro, per difendere i posti di lavoro. Abbiate fede, io sono al vostro fianco e prego per voi”. Lo stabilimento della brasiliano Embraco, specializzato in compressori per frigoriferi, nel corso degli ultimi anni ha visto decrescere notevolmente i suoi volumi produttivi e gia’ l’anno scorso si era utilizzato un contratto di solidarieta’ per scongiurare tagli del personale. All’inizio di quest’anno la capogruppo Whirlpool ha pero’ preso la decisione piu’ drastica: ha avviato una procedura di licenziamento collettivo per 497 addetti chieresi su 537, con l’intento di chiudere la fabbrica per lasciare soltanto un ufficio commerciale. Contemporaneamente, avrebbe pero’ gia’ siglato un accordo con la fabbrica slovacca che concede maggiorazioni di stipendio ai circa 2.300 addetti. E proprio su questo punto domani il ministro dovrebbe volare a Bruxelles dalla commissaria alla Concorrenza proprio per valutare se la scelta dell’azienda di trasferire lo stabilimento in Slovacchia vada contro le regole europee. La notizia della rottura ha raggiunto gli operai mentre stavano manifestando davanti allo stabilimento di Riva di Chieri. Una protesta che ha di fatto interrotto il traffico sulla Torino-Asti.