Triplice evasione questa mattina dal carcere di Rebibbia Nuovo complesso, tra le 6 e le 6.15. Da quanto e’ possibile ricostruire, tre detenuti albanesi (uno dei quali ergastolano), sono fuggiti segando le sbarre della cella, al piano terra della struttura carceraria, e hanno appeso una maglietta per coprire il varco realizzato nell’inferriata. Nei letti avevano sistemato delle sagome di cartone per aggirare i controlli. Quindi hanno raggiunto il muro di cinta e si sono calati con delle lenzuola annodate tra loro e con dei bastoni, probabilmente dei manici di scopa. I sindacati denunciano la carenza di organici.
I tre detenuti albanesi fuggiti dal carcere di REBIBBIA “hanno scavalcato il muro di cinta, favoriti dal mancato funzionamento del sistema anti-scavalcamento e dal fatto che non ci sono le sentinelle della Polizia Penitenziaria sul muro di cinta. Un fatto grave, che preoccupa per lo spessore criminale dei tre evasi”. Lo denuncia Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe. “I tre sono un ergastolano per omicidio, il secondo con un fine pena 2020 per estorsione e sfruttamento della prostituzione e un terzo con fine pena 2041 per tentato omicidio. Sono già in corso le operazioni di polizia per assicurare la cattura dei tre, che spero vengano presi quanto prima. Questa evasione è la conseguenza dello smantellamento delle politiche di sicurezza dei penitenziari e delle carenze di organico della Polizia Penitenziaria, che ha 7mila agenti in meno”, aggiunge Capece
Per Capece “Le carceri sono più sicure assumendo gli agenti di Polizia Penitenziaria che mancano. Per il Giubileo tutti i Corpi di Polizia hanno avuto assunzioni meno la Polizia Penitenziaria, già sfiancata dal mancato ripianamento degli organici per gli intervenuti pensionamenti. Ma si devono anche finanziare gli interventi per far funzionare i sistemi anti-scavalcamento, che in questo caso a REBIBBIA non è funzionato, e potenziando i livelli di sicurezza delle carceri”. “Smembrare la sicurezza interna con vigilanza dinamica, regime aperto ed assenza di Polizia Penitenziaria favorisce inevitabilmente gli eventi critici, che sono costanti e continui”, conclude il leader nazionale del Sappe.
“La fuga di tre pericolosi criminali dal carcere di REBIBBIA pone nuovamente al centro del dibattito non solo la sicurezza degli istituti penitenziari, ma anche la scarsita’ numerica di personale operante, ovvero la polizia penitenziaria che non ha nuove assunzioni e che opera in condizioni precari e scarsa dotazione di mezzi. Se poi si pensa che l’evasione e’ stata possibile perche’ il carcere non era provvisto di allarme anti scavalcamento, tutto questo lascia veramente costernati”. Lo sostengono i membri M5S della commissione Giustizia. Attraverso il loro capogruppo, Vittorio Ferraresi, i 5S sottolineano come “troppe volte ci sono state polemiche strumentali con la Polizia Penitenziaria, soprattutto quando abbiamo chiesto il rispetto delle regole per i detenuti. Ma sempre in piena onesta’ intellettuale, abbiamo fatto presente di come si deve rispettare il lavoro degli operatori di polizia nelle carceri italiane non deprivandole di mezzi e uomini”. Quanto accaduto stanotte “dimostra che purtroppo siamo stati inascoltati cosi’ come anche le sigle sindacali della stessa penitenziaria. La sicurezza dei cittadini- terminano i membro del M5S della Commissione Giustizia- non puo’ essere costruita su vaghe promesse ma attraverso azioni concrete come assunzioni di nuovo personale e rafforzamento delle misure di sicurezza delle carceri, senza per questo mai privare i detenuti della dignita’ che gli e’ dovuta”.