La nuova norma puo’ portare alla rimozione dei vescovi che compiono omissioni nel caso di sacerdoti colpevoli. Nel nuovo dicastero confluiranno i attuali Pontifici Consigli per i laici e per la Famiglia. Incontro con la sceicca del Qatar: “Musulmani e cristiani fratelli per la pace, come l’ulivo”.
Papa Francesco ha pubblicato una lettera apostolica Motu Proprio per rafforzare le norme del diritto canonico per la rimozione dei vescovi dall’ufficio ecclesiastico “per cause gravi”. Con la presente lettera il Papa precisa che tra le “cause gravi” e’ compresa “la negligenza dei Vescovi nell’esercizio del loro ufficio, in particolare relativamente ai casi di abusi sessuali compiuti su minori ed adulti vulnerabili”. La lettera, di 5 articoli, si intitola “Come una madre amorevole” e prevede che “il Vescovo diocesano o l’Eparca possa “essere rimosso solamente se egli abbia oggettivamente mancato in maniera molto grave alla diligenza che gli e’ richiesta dal suo ufficio pastorale, anche senza grave colpa morale da parte sua. Nel caso si tratti di abusi su minori o su adulti vulnerabili e’ sufficiente che la mancanza di diligenza sia grave. Al Vescovo diocesano e all’Eparca sono equiparati i Superiori Maggiori degli Istituti religiosi e delle Societa’ di vita apostolica di
In tutti i casi, prosegue la lettera apostolica di Papa Francesco, “nei quali appaiano seri indizi, la competente Congregazione della Curia romana puo’ iniziare un’indagine in merito, dandone notizia all’interessato e dandogli la possibilita’ di produrre documenti e testimonianze”. Al Vescovo “sara’ data la possibilita’ di difendersi, cosa che egli potra’ fare con i mezzi previsti dal diritto. Tutti i passaggi dell’inchiesta gli saranno comunicati e gli sara’ sempre data la possibilita’ di incontrare i Superiori della Congregazione”. Qualora ritenga opportuna la rimozione del Vescovo, la Congregazione stabilira’, “in base alle circostanze del caso, se: dare, nel piu’ breve tempo possibile, il decreto di rimozione; esortare fraternamente il Vescovo a presentare la sua rinuncia in un termine di 15 giorni. Se il Vescovo non da’ la sua risposta nel termine previsto, la Congregazione potra’ emettere il decreto di rimozione”. Infine, la decisione della Congregazione “deve essere sottomessa all’approvazione specifica del Romano Pontefice, il quale, prima di assumere una decisione definitiva, si fara’ assistere da un apposito Collegio di giuristi, all’uopo designati”.