Mentre i palazzi della politica si scambiano auguri e bilanci, Beppe Grillo affida al suo blog una riflessione amara e dai tratti metafisici, segnando una distanza siderale dal dibattito istituzionale. “Il mio tempo non è ancora venuto, io sono postumo”, esordisce il garante del Movimento 5 Stelle, descrivendo un Paese assuefatto all’ingiustizia e al silenzio.
Grillo attacca frontalmente la classe dirigente, definendola un insieme di “zombie con la scorta” che si trascinano tra i palazzi del potere, e punta il dito contro la perdita del senso del pudore: “Oggi si guarda in camera e si mente senza battere ciglio”. In un passaggio che sembra riflettere anche vicende personali, il fondatore del M5S parla di una giustizia usata come “clava” e di “ferite che non fanno notizia”. Un messaggio che non concede nulla all’ottimismo di rito: per Grillo, il silenzio resta oggi “la forma più elevata di presenza”.
Non è il solito contro-discorso di fine anno. Beppe Grillo sceglie la via dell’astrazione per commentare un 2025 definito come “un anno di sottrazione”. Nel suo ultimo post, il comico e politico genovese descrive uno stato di alienazione quasi fantascientifica: si definisce “gestito da ritorni accelerati in continua evoluzione chimica e tecnologica”, ma rivendica l’insostituibilità della propria coscienza.
Il linguaggio è quello del Grillo delle origini, intriso di metafore forti: le parole usate come coriandoli, le responsabilità abbandonate come “scontrini vecchi”. La sua è la diagnosi di un’Italia che ha trasformato il dolore in “pratica amministrativa”. L’ex leader urla ancora, ma lo fa attraverso il vuoto, dichiarando di trovarsi in un “bozzolo dalle dimensioni infinite” da cui osserva una politica che cambia sigle ma mai i volti.