Il Def domani affronta la prima prova alle camere: impegno per evitare aumenti Iva.
Non solo l’impegno, ribadito in tutte le occasioni, a sterilizzare le clausole di salvaguardia, evitando gli aumenti dell’Iva. Sale nella maggioranza la tentazione di arricchire la risoluzione al Def, che sara’ la prima prova alle Camere per il governo gialloverde, con alcune indicazioni programmatiche almeno in materia fiscale, a maggior ragione se il documento non dovesse trovare condivisione anche da parte delle opposizioni. I numeri diCamera e Senato, dove la votazione avverra’ in contemporanea, non destano certo preoccupazioni. Ma al momento il testo, proprio con l’intenzione di ampliare i voti a favore, e’ stato approntato in una versione ‘light’, che impegna il governo a mettere in campo tutte le possibili alternative al rincaro di Iva e accise per portare nelle casse dello Stato 12,4 miliardi e a presentare “in tempi rapidi” il nuovo quadro macroeconomico fermo restando il “rispetto degli impegni europei sui saldi 2018-2019”. Ma la bozza contiene anche un passaggio nel quale il Parlamento impegna l’esecutivo a “individuare gli interventi prioritari” necessari per dare attuazione alle linee programmatiche indicate dal premier Giuseppe Conte nel discorso sulla fiducia. Una definizione ‘blanda’ ma che, soprattutto in casa Pd, viene interpretata come una richiesta di fatto di votare a favore del contratto di governo Lega-M5s e quindi impossibile da sottoscrivere. Sulla stessa linea potrebbe attestarsi anche Forza Italia che ha votato no alla fiducia. Tramontata quindi l’ipotesi diapprovare la risoluzione a larga maggioranza, starebbe crescendo il pressing, soprattutto in casa leghista, per iniziare a dire subito cosa si intende fare con urgenza. E in pole ci sarebbe proprio la pace fiscale, una delle misure ‘bandiera’ dei lumbard, tra quelle pero’ ancora oggetto di attenta valutazione. A stretto giro invece, oltre al ‘decreto dignita” con la stretta contro il precariato annunciata da Luigi di Maio, dovrebbe arrivare anche un decreto fiscale, annunciato dal viceministro Massimo Garavaglia, per allargare le maglie del regime forfettario, con flat tax al 15%, per i piccoli e le partite Iva. Incassato il via libera di deputati e senatori, il ministro dell’Economia Giovanni Tria volera’ poi in Lussemburgo per il suo debutto all’Eurogruppo e all’Ecofin, occasione per iniziare a discutere con i partner europei dei nuovi margini di flessibilita’ indispensabili per attuare l’ambiziosa agenda gialloverde.