Isis in rotta nel nord della Siria: ieri i jihadisti hanno dovuto abbandonare la roccaforte strategica di Manbij e liberare i 2.000 civili che avevano usato come scudi umani. E ‘califfato’ accerchiato anche a Sirte in Libia; su un muro della citta’ i jihadisti hanno scritto ‘questo e’ il punto di partenza verso Roma’. Ucciso da un drone il comandante dell’Isis in Afghanistan e Pakistan. Espulso dall’Italia un sospetto jihadista tunisino fermato a Pisa.
Dopo quasi tre mesi di scontri con i militanti dello Stato Islamico, le Forze democratiche siriane, la coalizione curdo-araba sostenuta dagli Usa, hanno ripreso il controllo di Manbij, citta’ siriana del governatorato di Aleppo al confine con la Turchia occupata dai terroristi Daesh dal 2014. Lo riferisce l’Osservatorio siriano per i diritti umani, secondo cui 500 automobili con a bordo militanti e civili si sarebbero allontanate verso la zona di Jarablos, roccaforte dello Stato Islamico nella provincia di Aleppo, a una quarantina di chilometri a nord di Manbij, verso la frontiera turca.
Nella notte sarebbero stati liberati i 2.000 civili che, secondo il portavoce del Consiglio militare di Manbij, erano stati rapiti dai terroristi per utilizzarli come scudi umani durante la fuga. L’Osservatorio siriano per i diritti umani afferma di essere riuscito a documentare la morte di 1.744 persone fra civili e combattenti nella zona di Manbij dal 31 maggio al 12 agosto 2016. Nello specifico, le vittime civili sarebbero state 438, inclusi 105 bambini sotto gli otto anni e 55 donne sopra i 18 anni. Altre 203 persone – prosegue l’Osservatorio – fra cui 52 bambini, 18 donne e 8 prigionieri sarebbero morti, nello stesso periodo, a causa dei bombardamenti degli aerei della coalizione internazionale su Manbij e dintorni.
Altre 235 vittime – aggiunge ancora l’Osservatorio – sono state causate dai bombardamenti dello Stato Islamico, dai proiettili dei cecchini jihadisti, dalle mine piazzate in citta’, in periferia e nelle campagne, ma anche dai bombardamenti delle Forze democratiche siriane. Nello stesso periodo sono morti anche 299 soldati delle Forze democratiche siriane e 1019 membri e comandanti Daesh, questi uccisi dai raid aerei della coalizione internazionale o negli scontri con le Forze democratiche siriane.