Il leader dell’isis, Abu Bakr al-Baghdadi (alias Ibrahim al-Samarrai), sarebbe stato ferito in Iraq a seguito di un raid aereo avvenuto nella zona occidentale della provincia di Niniveh, al confine con la Siria. Lo riportano alcuni media locali, aggiungendo che insieme al “Califfo sarebbero stati feriti altri membri dello Stato Islamico in un attacco condotto dalla Coalizione anti-Daesh a guida Usa.
Un portavoce della missione multinazionale, il colonnello Christopher Garver, ha fatto sapere di non essere in grado di confermare l’ipotesi. Alcune indiscrezioni giunte al VELINO riferiscono pero’ che nelle ultime ore ci sono stati alcuni bombardamenti nell’area di Sinjar, tesi a eliminare le sacche di resistenza dei jihadisti, e che il leader dell’Isis accidentalmente si sarebbe potuto trovare in una delle zone sotto attacco. In particolare, al-Baghdadi nell’area di Khan as Sur, non si sa se ritornando o provenendo da Raqqa mediante uno dei valichi di frontiera con la Siria. La Coalizione, d’altronde da tempo sta battendo a tappeto la zona insieme all’esercito iracheno per liberarlo definitivamente dall’Isis e per permettere alla popolazione di etnia yazida, quella maggioritaria nella zona, di poter tornare a casa in sicurezza. Inoltre, nell’area sono presenti diversi team di forze speciali internazionali che monitorano la situazione sul campo e che forniscono agli aerei le coordinate dei bersagli da colpire, “illuminandoli”.
Di conseguenza, c’e’ buona probabilita’ che un attacco abbia colpito elementi dello Stato Islamico che si spostavano tra i due paesi. Non e’ pero’ confermato che tra le vittime ci sia il “Califfo” in persona. Notizie sulla sua presunta morte o ferimento, peraltro, sono apparse periodicamente sui media internazionali, ma le prime non si sono mai rivelate vere. Senza dubbio al-Baghdadi era stato ferito nel 2015, sembra anche gravemente, a gennaio. Lo aveva allora confermato il premier iracheno, Haider al-Abadi, aggiungendo che aveva subito un raid aereo della Coalizione nella provincia di Niniveh. In particolare nell’area di al-Salamiyah. In principio si riteneva che il “Califfo” fosse morto nel bombardamento, ma poi diversi leader locali hanno fatto sapere che era vivo ed era stato trasferito in Siria. Prima in un ospedale a Deir al-Zour e poi in un’altra struttura in una localita’ segreta, sempre pero’ nell’area sotto il controllo dell’Isis, presumibilmente Raqqa. Successivamente c’erano state altre dichiarazioni di testimoni e leader locali su episodi simili, ma le indiscrezioni non erano state confermate ne’ dalle autorita’ di Baghdad ne’ da quelle Usa.