Il quesito referendario per abrogare le modifiche apportate con il Jobs Act all’art. 18 dello statuto dei lavoratori sui licenziamenti ha ‘carattere surrettiziamente propositivo e manipolativo’ e per questo ‘si palesa inammissibile’. E’ quanto sosterrebbe l’Avvocatura dello Stato nella memoria depositata oggi per conto della Presidenza del Consiglio, in vista della decisione della Corte Costituzionale sull’ammissibilita’ dei referendum sul lavoro.
“L’ammissibilita’ la stabilisce la Corte costituzionale, che e’ autonoma e competente. Per quanto riguarda il quesito, non manipola alcunche’. Non e’ propositivo ne’ manipolativo, e’ un quesito abrogativo: la risultante e’ una norma esistente”. Cosi’ ambienti della Cgil, dopo la memoria dell’Avvocatura di Stato, secondo cui il quesito referendario per abrogare le modifiche del Jobs act all’art. 18 dello Statuto dei lavoratori ha “carattere surrettiziamente propositivo e manipolativo” e per questo “si palesa inammissibile”.
“La posizione dell’Avvocatura dello Stato sui Referendum del lavoro e’ comprensibile, ma non condivisibile. Al di la’ di una valutazione politica e di merito sui singoli quesiti, mi pare che non si sia tenuto conto di precedenti valutazioni di ammissibilita’. Sull’articolo 18 non c’e’ nulla di ‘manipolativo’ in un quesito che propone una abrogazione parziale e non totale della normativa”. Lo dichiara Cesare Damiano, Presidente della Commissione Lavoro alla Camera. “È ovvio – prosegue – che l’abrogazione della norma generale dei 15 dipendenti innalza allo stesso rango ‘generale’ cio’ che residuerebbe: vale a dire la soglia dei 5 dipendenti, che esiste e che vale attualmente come clausola speciale o residuale solo per l’agricoltura. Il contenuto del quesito e’ dunque univoco e la disciplina che si creerebbe non e’ del tutto nuova. È gia’ capitato nel passato: si veda il Referendum del ’93 sull’elezione del Senato della Repubblica”. “Sui voucher – continua Damiano – il Governo dovrebbe sostenere la proposta di legge firmata da 45 parlamentari del PD che propone di tornare alla legge Biagi del 2003. Infine, sulla responsabilita’ solidale negli appalti, basta ripristinare la normativa del governo Prodi del 2007, ‘manipolata’ dai successivi Governi. Se funzionava allora, puo’ funzionare anche adesso per le retribuzioni e per i contributi previdenziali”. “Anche se non ci fossero i referendum, tutti questi problemi andrebbero affrontati perche’ realmente esistenti”, conclude.