Un decreto legge per semplificare le procedure e modificare alcune norme; una serie di accordi con i paesi di origine e transito per rendere effettivi i rimpatri forzati; un’accoglienza diffusa rinnovando gli incentivi gia’ previsti per i Comuni che accolgono i migranti; nuovi Cie per ospitare i soggetti che devono essere rimpatriati: e’ un piano in quattro punti quello che il governo sta mettendo a punto sul fronte immigrazione. Un piano, ha sottolineato il premier Paolo Gentiloni, in cui la “bussola” deve essere nella capacita’ di coniugare “l’attivita’ umanitaria e d’accoglienza” con le “politiche di rigore e di efficacia nei rimpatri”. L’intenzione del governo, ha spiegato il ministro dell’Interno Marco Minniti, e’ infatti quella di presentare una “proposta organica e complessiva” al Parlamento, che affronti la questione nel suo complesso, senza limitarsi ad un intervento spot dovuto all’ennesima emergenza o per rispondere all’opinione pubblica e alle polemiche politiche.
UN DECRETO PER SEMPLIFICARE E RIVEDERE NORME – Il primo passo potrebbe essere un decreto legge: ci stanno lavorando i tecnici del Viminale e di via Arenula con l’obiettivo di portarlo in uno dei prossimi Consigli dei ministri. Si prevede, tra l’altro, l’annullamento del secondo grado di giudizio in caso di negazione del diritto d’asilo (resta il solo ricorso in Cassazione), la semplificazione di una serie di procedure che riguardano le notifiche dei provvedimenti da parte delle forze di polizia ai migranti, la possibilita’ di iscriversi all’anagrafe solo con il permesso di soggiorno regolare.
NUOVI CIE – E’ probabile che il provvedimento affronti anche la questione dei nuovi Centri di identificazione ed espulsione. Minniti ha gia’ spiegato che “non avranno nulla a che fare con quelli del passato” e che “non c’entrano nulla con l’accoglienza ma con coloro che devono essere espulsi”. Il 19 ne discutera’ la Conferenza Stato-Regioni, alla quale il ministro ribadira’ che si parla di “strutture piccole, per non sovraccaricare il territorio”, con una “governance trasparente”. L’obiettivo e’ arrivare ad avere Centri quasi in ogni regione, per un totale di 1.500-1.600 posti. “In un paese con 60 milioni di abitanti – ha sottolineato Minniti – se mi si dice che non si riesce a gestirli mi sembra difficile”.
RIMPATRI EFFETTIVI E ACCORDI BILATERALI – I Cie restano pero’ un “pezzo della nostra proposta complessiva”. Che punta ad affrontare il vero buco nero, quello dei rimpatri. “Lavoriamo per rendere il piu’ possibile effettivi i respingimenti forzati” ha confermato il titolare del Viminale ricordando che “se c’e’ una persona irregolare la legge prevede che sia respinta, rimpatriata”. Ma “il problema e’ come e dove rimpatriarla”, perche’ e’ “difficile pensare che si possa procedere ad un respingimento immediato delle persone irregolari: bisogna avere prima un rapporto con il paese che deve accoglierli”. Per questo Minniti e’ stato e in Tunisia (il 16 e’ in programma un incontro tra le polizie dei due paesi proprio per velocizzare le procedure di rimpatrio) e nei prossimi giorni volera’ a Tripoli. “E’ chiaro che noi dobbiamo affrontare il problema li’, costruire un sistema di cooperazione che funzioni li’, non in Italia ma in Libia, Niger, Sudan, Tunisia. Un pezzo importante del problema immigrazione si gioca fuori dal confine nazionale”.
ACCOGLIENZA DIFFUSA E INTEGRAZIONE – L’ultimo punto del piano riguarda l’accoglienza dei richiedenti asilo. “Lavoriamo ad un’accoglienza diffusa, le grandi aggregazioni sono da evitare” ha ribadito il ministro dell’Interno. La linea del Viminale e’ sempre la stessa: puntare sul sistema Sprar e costringere tutti i Comuni – oggi lo fanno solo 2.600 su ottomila circa – ad accogliere i migranti. Nelle prossime settimane, tra l’altro, arriveranno alle amministrazioni che hanno dato l’ok all’accoglienza i cento milioni previsti dal decreto del 24 ottobre scorso, vale a dire i 500 euro per migrante. Incentivi che potrebbero essere replicati anche nel 2017 e che dovrebbero spingere anche i comuni piu’ restii ad aprire le porte dell’accoglienza. E’ allo studio, infine, la possibilita’ di finanziare i lavori socialmente utili svolti dai migranti con i fondi Ue. Un ulteriore passo verso l’integrazione di chi arriva in Italia. “L’integrazione – dice non a caso Minniti – e’ una seconda gamba del piano immigrazione, importante quanto la prima. Perche’ una severita’ nei confronti dell’irregolarita’ consente di essere piu’ forti sul terreno dell’integrazione”.
Minuti può autorizzare tutto quello che vuole sui “cie” finché li autorizza in Italia,ma non può sicuramente autorizzare di fare i “cie” all’estero, quindi perché questi extracomunitari li fa arrivare fino all’estero e cioè nel territorio Libero di Trieste che non è in Italia?