Caos nel partito di Alfano dopo le dimissioni di Schifani da presidente DEL gruppo di Area popolare (Ncd-Udc) al Senato; oggi assemblea per la nomina DEL suo successore.
Renato Schifani si dimette da capogruppo di Ncd-Ap al Senato. Lo ha annunciato in una lettera ai senatori DEL gruppo centrista che sostiene il governo. ‘Non condivido il progetto centrista di Alfano. Non sono attaccato alla poltrona e lascio il mio ruolo da capogruppo perche’ non sono in linea con un’operazione che mi appare piu’ da Palazzo che da territorio e non manifesta il nostro posizionamento e identita’ di centrodestra. Finche’ resto in Ncd votero’ in conformita’ con il gruppo, poi valutero”. A chi gli chiede di un approdo in Fi o con Verdini risponde: ‘Sono totalmente estraneo a queste dinamiche’.
“Sappiamo tutti, purtroppo, che l’oggetto sociale del ‘nuovo centrodestra’ e’ stato via via nel tempo disatteso”. E’ la considerazione che ha spinto Renato Schifani a dimettersi da capogruppo di Ncd-Ap al Senato, come spiega in una lunga lettera di quattro pagine ai senatori, dopo averne parlato con il leader di Ap Angelino Alfano. Ncd, per Schifani, non e’ un partito che guarda a destra nel solco del Ppe e ha rinunciato alla sua ragione sociale “quando abbiamo deciso di sostenere il governo Renzi senza un minimo accordo preventivo di programma”, e quindi gli elettori non hanno “significativamente apprezzato” la presenza dei centristi al governo, anche se il capogruppo dimissionario dice di essersi speso per imporre i punti cari al centrodestra. Quindi, dopo aver detto gia’ a gennaio di voler “considerare chiuso con il voto parlamentare sulle riforme” il percorso di sostegno al governo, oggi Schifani si dimette perche’ “l’idea di Alfano di creare, ad un anno e mezzo dalle elezioni (se non ancor prima), una nuova forza politica che rappresenti un quarto polo politico nel paese – aggiunge – non ha piu’ spazio sia temporale che politico” e “la proposta progettuale non e’ chiara, come del resto non lo e’ la futura collocazione politica di riferimento”. Il progetto “si configura, invece, per lo piu’ come un mero tentativo di tenere in vita un gruppo parlamentare sotto l’egida di un futuro ambiguo, di una formazione politica tutta da costruire su iniziative ed idee che non provengono dal territorio, ma da stanze di palazzo” e si rinvia ad un futuro “tagliando di governo” ogni necessaria scelta di coerenza. “Quel patto politico che costituiva il pilastro della casa che costruivamo il 7 dicembre 2013 – spiega dunque Schifani – non e’ stato onorato. La casa non esiste piu’ perche’ e’ venuto meno il pilastro. Ecco perche’ oggi lascio qualcosa che non c’e’ piu'”.