GIORGIA MELONI
SUPERBONUS: “PIÙ GRANDE TRUFFA DELLA STORIA AI DANNI DELLO STATO”
Quella nel Mar Rosso “è una missione prevalentemente di difesa, conosciamo l’importanza” del luogo, “da lì transita il 15% del commercio mondiale e impedisce il passaggio dei prodotti commerciali da lì significa un aumento dei prezzi spropositato e quindi noi non possiamo accettare la minaccia che proviene in questo caso dagli Houti”. Lo ha detto il presidente del Consiglio Giorgia Meloni nel corso della registrazione di “Quarta Repubblica” in onda su Rete 4. “L’Italia – ha proseguito la premier – ha sempre sostenuto la difesa e la libertà di navigazione, dopodiché lo facciamo nell’ambito delle nostre normative, io minimo minimo devo passare per il parlamento”. “Per questa missione europea di difesa no”, non servire, “ma per quella che era già stata portata avanti su iniziativa statunitense sì: avrebbe” avuto bisogno di “un passaggio parlamentare”. “Però l’Italia c’è, lo sanno tutti che l’Italia è una nazione che si assume le sue responsabilità e penso che si veda a 360 gradi”, ha sottolineato Meloni .
Sul Superbonus Giorgia Meloni ha detto che “così com’è scritto non lo avrei mai fatto. Partiva da un principio che è condivisibile, ma il problema è come è stato fatto. La norma è scritta così male che si è configurata come la più grande truffa ai danni dello Stato italiano della storia”. E ha aggiunto: “I miliardi di euro di truffa che stanno venendo fuori sono qualcosa che non si è mai visto prima su un unico provvedimento, la misura costa a ciascun italiano più di 2 mila euro a tesa, neonati compresi e anche chi non ha una casa”.
Quella fatta dal governo era una manovra ‘di sinistra’? “Non sono d’accordo”, “sono tutte cose di destra, di centrodestra” perché “credo sia di destra prendere le poche risorse e concentrarle sulla crescita, come noi abbiamo fatto, credo sia di centrodestra concentrarsi sul lavoro e mettere più soldi in tasca agli italiani, credo siano di centrodestra gli incentivi alla natalità concentrati sulle mamme lavoratrici. Credo che sia di centrodestra non considerare i lavoratori autonomi come figli di un Dio minore”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, intervistata a ‘Quarta Repubblica’. “Ci dimentichiamo che ogni anno – ha aggiunto – è un passo fatto in una direzione, perché noi abbiamo confermato le iniziative dell’anno precedente, compresa l’estensione del regime forfettario. Ma per esempio credo che sia di centrodestra la riforma fiscale, che è una riforma fiscale che era attesa da 50 anni, che ha come obiettivo abbassare le tasse a tutti, che è una riforma fiscale che stiamo portando avanti molto velocemente che prevede l’estensione del concordato preventivo”. “E quando si dice ‘eh ma i redditi più alti non li hanno aiutati’, insomma, perché quando si garantisce la stabilità del sistema si fa un favore a tutti. Se lei guadagna bene e non si tiene tutti i soldi nel materasso, avrà investito in Borsa. Quanto le ho fatto guadagnare con la Borsa che è salita? Grazie alla stabilità del sistema e alla serietà delle nostre politiche tutti ne hanno beneficiato. Se lei ha investito in titoli di Stato italiani, che sono andati molto bene, perché noi diamo un rendimento di un certo tipo, anche lì l’abbiamo trattata molto bene”, ha osservato.
Giorgia Meloni è intervenuta anche sulle polemiche ha hanno fatto seguito alla nomina del nuovi direttore del Teatro di Roma “E’ stata nominata una persona, io neanche lo sapevo: l’ho imparato dal bailamme della sinistra” che, per quanto so, ha un curriculum di ferro sul piano culturale e della competenza, non ha tessere di partito e qual è lo scandalo? Che non ha la tessera del Pd”, ha detto la premier. E ha aggiunto: “avviso ai naviganti: il mondo nel quale per le nomine pubbliche la tessera del Pd fa punteggio è finito: ci vanno le persone che hanno un merito indipendentemente dalla tessera che hanno deciso di sottoscrivere se ne hanno una”.
Poi, sulla vicenda Ferragni: “Non sono pentita, ma mi e’ dispiaciuto che siano state lette come uno scontro. Io stavo dicendo una cosa in realta’ in positivo verso le persone che producono un’eccellenza, che noi vediamo attraverso gli influencer dando piu’ peso a chi la ‘indossa’ rispetto a chi la produce”. “E’ la sinistra – ha osservato Meloni – che si e’ sbracciata, manco avevamo attaccato Che Guevara, come ho detto nella conferenza di fine anno. Sono loro che hanno creato il caso io non volevo creare un caso”, ha sottolineato Meloni . La premier ha annunciato che al Cdm di giovedì arriverà una norma “per cui nelle attività commerciali con anche uno scopo benefico, sulla confezione di quello che vendi devi specificare a chi vanno le risorse, per cosa vanno e quanta parte viene effettivamente destinato a scopo benefico “.
“Vediamo, vediamo”. Così la premier ha risposto sulla sua candidatura alle Europee. “Me la cavo così perché non ho deciso, penso che deciderò all’ultimo, quando si formano le liste – ha replicato a Nicola Porro -. Si figuri se non considero importante misurarmi con il consenso dei cittadini. È l’unico elemento che conta per me. I cittadini che dovessero votare per una Meloni che si candida in Europa sanno che non ci va, ciò non toglie che se vogliono confermare o non confermare un consenso, anche quella è democrazia. Per me potrebbe essere importante verificare se ho ancora quel consenso”.
Sulle privatizzazioni: “Per privatizzazione io non intendo tutto quello che abbiamo spesso visto in passato, per me non è regali miliardari fatti a qualche imprenditore fortunato e amico, per me significa che lo Stato può indietreggiare dove la sua presenza non è necessaria, mentre deve avanzare quando lo è. Noi prevediamo, nel documento economico di bilancio, 20 miliardi in 3 anni che sono un lavoro che si può fare con serietà. Noi possiamo cedere alcune quote di società pubbliche senza compromettere il controllo pubblico, su alcune che sono interamente di proprietà dello stato cedere alcune quote di minoranza”. “Che l’accusa” di vendere l’Italia “mi arrivi dal giornale di proprietà di quelli che hanno preso la Fiat e l’hanno ceduta ai francesi, hanno trasferito all’estero la sede legale e la sede fiscale, hanno messo in vendita” sulle piattaforme dell’immobiliare “i siti delle nostre storiche aziende italiane… cioè non so se il titolo fosse un’autobiografia però francamente le lezioni di tutela di italianità da questi pulpiti anche no”, ha detto la presidente del Consiglio, riferendosi a un titolo di Repubblica che, sulle privatizzazioni, accusava la premier di voler mettere in vendita l’Italia.
Sulle elezioni in Usa: “Italia e Stati Uniti sono due alleati solidissimi e hanno sempre avuto ottime relazioni indipendentemente dal cambio del presidente del Consiglio italiano o del presidente americano” e nel caso in cui Donald Trump vincesse le elezioni presidenziali non cambierebbe la politica estera italiana, “questo no”. “La mia idea di politica estera è quella in cui devi avere la capacità di parlare con tutti, con quelli con cui sei d’accordo su più cose, ma anche con coloro con cui puoi non essere d’accordo”. Così la premier Giorgia Meloni intervistata nel programma ‘Quarta Repubblica’. “C’è stato un pregiudizio nei confronti di questo governo” a livello internazionale “per il racconto che era stato fatto dall’Italia – sottolinea -. Qualcuno si aspettava di veder arrivare un marziano e poi hanno trovato un normale essere umano. Accade spesso quando vieni sottovalutato. In tanti mi hanno detto che, per quello che si leggeva sulla stampa, si aspettavano un’impresentabile per poi trovarsi al cospetto di una persona seria, che difende i propri interessi nazionali, rispetta i propri interlocutori e ha una sola parola”.
“Ho incontrato Bill Gates, Elon Musk, il fondatore di Linkedin, Reid Hoffman, poi sono stata all’Ai Safety Summit. Sono più vicina alla posizione di Musk, grandissimo conoscitore dell’intelligenza artificiale, che dice di fare attenzione”, dice Meloni. L’Ia “può sicuramente generare grandi opportunità, però anche potenziali enormi rischi – aggiunge -. Punto primo: lo svantaggio e il vantaggio competitivo che le grandi trasformazioni hanno sempre creato, tra chi le detiene e chi non le detiene. E già questo può portare scenari molto preoccupanti. Punto secondo: l’intelligenza artificiale produce potenzialmente un mondo in cui non si distingue più cosa sia vero e cosa non lo sia, questo può avere un impatto enorme sulla disinformazione, quindi sulla democrazia” e questo “si somma alla globalizzazione. Dicevamo che avrebbe redistribuito la ricchezza, invece l’ha verticalizzata, l’ha concentrata nelle mani di pochi, sempre più potenti. L’Ia può creare la stessa dimensione al cubo, con un potere che ha chi detiene la tecnologia che rischia di diventare immensamente superiore a quello che hanno gli Stati nazionali se non decidono di governare il fenomeno”. Inoltre, “l’impatto sul mondo del lavoro. Ci farò un focus in ambito G7”, annuncia la premier.
“Adesso nessuno, adesso le carte le do io, nel senso che le danno gli italiani”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni rispondendo, nel corso di “Quarta Repubblica”, a una domanda di Nicola Porro su chi siano “questi che danno le carte”, come accennato dalla premier nella sua conferenza stampa di fine anno.. “Io non parlavo di complotti – ha spiegato Meloni -, l’Italia è una nazione nella quale vige l’amichettismo… ci sono tutti questi circoli di amichettisti che hanno un indotto, sono i circoli dove ti vai a iscrivere, dove cerchi di far parte di questi amichettisti che poi magari” ti danno un incarico… “Ecco, è finito quel tempo, come è finito quel tempo nel quale per arrivare da qualche parte dovevi avere la tessera di partito”, ha aggiunto la premier.