Bruxelles punta a raccogliere 60 miliardi di euro di investimenti privati per progetti nei Paesi d’origine da dove fuggono i migranti. Lo anticipa il Financial Times, secondo il quale, tra i Paesi destinatari degli accordi ci sono Tunisia, Giordania, Libano, Niger ed Etiopia. La Commissione Ue pianifica di riallocare, in un primo tempo, otto miliardi, in quattro anni, da fondi gia’ esistenti. A questi sara’ affiancato un Fondo per raccogliere 60 miliardi di euro. Il piano della Commissione e’ atteso per domani.
Il “migration compact”, preparato dal primo vice-presidente della Commissione, Frans Timmermans, e dall’alto rappresentante per la politica estera dell’Ue, Federica Mogherini, che prevede di utilizzare i fondi europei per promuovere investimenti privati nei Paesi d’origine dei migranti, sarà presentato dalla Commissione Ue e discusso durante la plenaria di domani. Previsto invece nella plenaria di mercoledì un dibattito sui primi risultati del “piano Juncker”, ossia il piano d’investimenti pari a 315 miliardi di euro della Commissione europea. Avviato l’anno scorso, il Fondo europeo per gli investimenti strategici (Efsi) mira ad impiegare fondi pubblici e privati per rilanciare la crescita economica dopo la crisi finanziaria globale. Dopo aver presentato la sua prima relazione il 2 giugno, la Commissione ha proposto di estendere il piano oltre i tre anni originali e aumentare le risorse per le piccole e medie imprese. Il Parlamento si esprimerà anche sulla proposta di istituire una commissione d’inchiesta per esaminare le rivelazioni “Panama Papers” e le relative modalità finanziarie delle società off-shore e dei loro beneficiari finali. In una risoluzione non legislativa che sarà discussa oggi e votata domani, i deputati chiederanno alla Commissione europea di prendere provvedimenti contro le pratiche commerciali sleali nel settore alimentare e di presentare proposte per rendere trasparenti le relazioni tra produttori, fornitori e distributori di generi alimentari. I deputati sono inoltre preoccupati della sovrapproduzione e dello spreco di generi alimentari provocati dalle pratiche commerciali sleali.