L’Unione Europea imprime una netta accelerazione alle politiche migratorie, dando il via libera a tre tasselli fondamentali che complementano il Patto sulla Migrazione approvato nel 2024. Le decisioni del Consiglio Affari Interni blindano giuridicamente la possibilità di istituire “return hub” al di fuori dei confini comunitari e semplificano drasticamente le procedure di rimpatrio per gli immigrati irregolari.
Il pacchetto approvato include le norme sui rimpatri, sul concetto di Paese terzo sicuro e sulla lista UE dei Paesi di origine sicuri. La mossa rilancia in modo significativo il protocollo firmato dal Governo italiano con l’Albania, che potrà ora evolvere pienamente in un centro di rimpatrio, superando le recenti difficoltà giudiziarie in Italia.

Il Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha espresso “grande soddisfazione”, definendo l’intesa un risultato importante in cui l’Italia ha giocato un ruolo chiave. “I centri in Albania si ricandidano ad essere attivi per tutte le funzioni previste”, ha dichiarato il titolare del Viminale, che li vede come il “primo esempio di return hub“.
La novità più rilevante è l’annacquamento dei requisiti per il concetto di Paese terzo sicuro. La modifica consente agli Stati membri di respingere una domanda di asilo come irricevibile (senza esaminarne il merito) se il richiedente avrebbe potuto ottenere protezione in un Paese terzo, anche se ha soltanto transitato per quel territorio.
Viene così eliminata la necessità che il migrante abbia avuto un precedente “legame” significativo con il Paese terzo, un criterio che era spesso invocato per l’invalidità dei respingimenti.
Il Consiglio ha inoltre convenuto sulla lista dei Paesi di origine sicuri, che include Bangladesh, Colombia, Egitto, India, Kosovo, Marocco e Tunisia, oltre ai Paesi candidati all’adesione all’Unione.
A Roma, la decisione europea ha riacceso lo scontro politico. Fratelli d’Italia, per voce di Giovanni Donzelli, ha esultato per la decisione che, a suo dire, “ha sdraiato Pd e toghe rosse”. Il Partito Democratico ha replicato, accusando la destra di voler “ipotecare i diritti dei più fragili” in nome del rigore.
Sul fronte interno all’UE, è stato trovato un accordo anche sul fondo di solidarietà per il 2026. Nonostante la quota prevista a regime sia di 30.000 ricollocamenti, per la fase iniziale è stata fissata a 21.000. L’Italia è tra i quattro Paesi che riceveranno solidarietà obbligatoria dagli altri Stati membri, i quali potranno scegliere se ricollocare fisicamente i migranti o contribuire con finanziamenti e misure alternative. L’interesse maggiore sembra orientato verso le contribuzioni in denaro.
È stato introdotto anche il meccanismo di offset (scorporo) che permette ai Paesi di destinazione di dedurre i migranti già presenti sul loro territorio dai loro obblighi di solidarietà. L’Italia, in un’intesa con Germania e Francia, ha accettato di scontare i migranti presenti fino a giugno 2026, in cambio della rinuncia a ricevere solidarietà “fresca”, nell’ottica di azzerare i conti in vista dell’entrata in vigore a regime del Patto.