A poco più di un anno dall’annuncio del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il piano per la creazione di centri per migranti in Albania si presenta come un progetto incompiuto. Nonostante l’ingente impegno finanziario stimato in quasi un miliardo di euro in cinque anni, il progetto ha registrato finora risultati operativi limitati, bloccato da una serie di pronunciamenti giudiziari.
L’obiettivo iniziale del Governo era ambizioso: detenere fino a 3.000 persone al mese e gestire circa 36.000 persone all’anno attraverso procedure accelerate di frontiera per l’esame delle domande di asilo.
Tuttavia, l’operatività è stata drasticamente ridotta: la struttura di Gjader, attiva dallo scorso aprile, funziona solamente come Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR). I migranti transitati finora ammontano solo a qualche centinaio. I rimpatri effettivi si contano in poche decine, numeri esigui a fronte delle aspettative.
Il principale ostacolo è arrivato dai tribunali italiani (prima quello e poi la Corte d’Appello di Roma), che hanno ripetutamente sospeso la convalida dei trattenimenti a Gjader. Le motivazioni erano legate all’impossibilità di riconoscere come Paesi sicuri, ai fini del rimpatrio, Stati di provenienza come Egitto o Bangladesh.
Il piano prevede l’allestimento, a spese italiane, di diverse strutture nel sito albanese, tra cui:
- Un centro per richiedenti asilo da 880 posti.
- Un CPR da 144 posti.
- Un penitenziario da 20 posti.
- Un hotspot nel porto di Schengjin, destinato ad accogliere i migranti intercettati nel Mediterraneo centrale a bordo di una nave militare italiana.
La Sfida Legale: Il Ruolo dell’UE
La Corte di Giustizia Europea (CGUE) aveva già stabilito ad agosto che un governo può designare un Paese terzo come sicuro solo a patto che tale scelta possa essere sottoposta al vaglio di un giudice. Inoltre, fino all’entrata in vigore del nuovo Patto sulla migrazione (prevista per il 12 giugno 2026), nessun Paese può essere considerato sicuro se non garantisce protezione all’intera popolazione.
Nelle scorse settimane, la Corte d’Appello di Roma ha sollevato una nuova questione pregiudiziale alla CGUE sulla possibilità stessa per l’Italia di firmare l’intesa con Tirana, dato che l’asilo è materia ampiamente regolata a livello UE.
Il Governo punta ora sulla recente luce verde del Consiglio UE Affari Interni alla modifica del regolamento sul “Paese terzo sicuro” – che facilita l’istituzione di hub esterni e semplifica i rimpatri – per ottenere il via libera definitivo. Resta da vedere se il nuovo quadro normativo europeo sarà sufficiente a superare i rilievi dei magistrati e a far funzionare le strutture a pieno regime, come promesso dalla Premier Meloni.