La protesta con tanto di blocchi stradali contro l’arrivo di 12 profughe africane ha avuto la meglio. Da ieri sera decine di abitanti di Goro e Gorino, nel Ferrarese, hanno tirato su barricate per impedire il passaggio dei pullman che doveva portarle. Poco dopo mezzogiorno la decisione del Prefetto di Ferrara: ‘L’ospitalita’ non e’ piu’ in agenda a Gorino. In strada c’era mezzo paese, non c’era soluzione’. Alfano: ‘Quella non e’ Italia’. Morcone: ‘Vergogna’. Plauso invece dalla Lega: ‘Grazie a chi ha manifestato, sono i nuovi eroi’.
Tre giorni di trattativa con i comuni della zona; porte serrate degli alberghi e poca diplomazia tra gli amministratori; la forzatura della prefettura; il difetto di comunicazione dai piani alti. Sono gli ingredienti che, mescolati insieme in un clima già di tensione, hanno fatto esplodere la rabbia cieca dei cittadini di Gorino, una piccola frazione della provincia di Ferrara, che lunedì sera hanno bloccato i punti d’accesso al paese per impedire l’arrivo di dodici donne africane scappate dalla guerra, una di loro incinta all’ottavo mese. Il blocco – durato tutta la notte – ha ottenuto il respingimento delle richiedenti asilo, ma ha anche innescato un dibattito aspro sulla politica di accoglienza degli immigrati in Italia. Ventiquattro ore dopo l’accaduto, rimangono perlopiù i commenti di chi ha tentato di tutto per non farlo precipitare in un caso di razzismo e intolleranza: si tratta comunque di un episodio “triste e vergognoso” hanno detto da Ferrara il prefetto Michele Tortora e il sindaco Tiziano Tagliani, ai quali si è unito il commento del ministro dell’Interno, Angelino Alfano, per il quale “organizzare blocchi stradali non fa onore al nostro paese”.
E’ proprio Alfano, ancora nel pieno della protesta degli abitati di Goro e di Gorino, a tentare di chiarire quanto accaduto: “Tutto può essere gestito meglio, possiamo trovare tutte le scuse che vogliamo, ma quella non è Italia. Quel che è accaduto non è lo specchio dell’Italia”. Inutili le giustificazioni degli abitanti, montati dalla politica locale della Lega Nord. “Non mi interessa se la protesta sia stata organizzata o meno – ha aggiunto il titolare del Viminale -: io sto a quello che vedo e quello che vedo è qualcosa che amareggia e che non è lo specchio dell’Italia”. Prima di lui, in mattinata, è stato il prefetto a spiegare gli attimi concitati di lunedì sera: da sabato la prefettura di Bologna che gestisce il flusso dei profughi in Emilia-Romagna, ha dato disposizioni per l’invio del primo gruppo di 12 persone – accolte sabato nella provincia estense – e del secondo gruppo di 18 immigrati (poi ridotto a 12 donne). “Ho interpellato otto comuni e ho ricevuto solo dei ‘no’. Per questo sono stato costretto a requisire cinque stanze” nell’ostello di Gorino, che tra l’altro è di proprietà della Provincia. “Il mio primo pensiero – ha aggiunto il prefetto – va a quelle donne, di cui non oso pensare cos’hanno provato, attraversando il Mediterraneo, andando in pullman fino a Bologna e poi a Gorino e trovandosi infine davanti a quelle Barricate. Ci sono 700 abitati e in strada è sceso metà paese”. Inutili le rassicurazioni dei carabinieri sul posto che non sono riusciti a spiegare loro l’intento della prefettura.
Il leader della Lega Nord, Matteo Salvini, si è affrettato a twittare e mettersi virtualmente accanto ai cittadini: “Io sto con gli abitanti di Gorino” ha scritto cavalcando la polemica politica locale. Deciso invece il commento “contro” le Barricate della diocesi di Ferrara: “In queste ore drammatiche – ha scritto il vicario generale, monsignor Massimo Manservigi – in cui tante città italiane sono chiamate a rispondere all’emergenza umanitaria che ogni giorno si fa più preoccupante, la Chiesa di Ferrara-Comacchio è vicina a coloro, donne e bambini in particolare, che hanno vissuto sul nostro territorio una notte così difficile e ostile, che ripugna alla coscienza cristiana”. I respingimenti di Gorino “lasciano esterrefatti”, ha aggiunto don Armando Zappolini, presidente del coordinamento nazionale comunità di accoglienza (Cnca). Amaro anche il commento del sindaco di Ferrara, Tiziano Tagliani: “Mi vergogno. Se in un momento come questo un Comune come quello di Goro, che ha ricevuto molto dalle istituzioni, non accoglie dodici donne straniere bisogna che si rifletta sul significato di collaborazione istituzionale”. Una protesta, quella dei cittadini, che potrebbe essere stata montata ad arte dalla politica, secondo il primo cittadino: “Voglio pensare che sia stata fomentata dalla politica. Rilevo una crescente difficoltà di dare esecuzione alle indicazioni del ministero dell’Interno”. E’ proprio sulla gestione delle quote immigrati la difficoltà a cui stanno assistendo gli amministratori locali. “Basta mandare profughi negli alberghi” ha detto Matteo Biffoni, delegato Anci all’Immigrazione. “E’ fondamentale che la gestione dell’accoglienza profughi sia spalmata in maniera adeguata su tutto il territorio nazionale e siano coinvolti in questa partita i sindaci”. Ma il prefetto di Ferrara è molto più realista durante la conferenza stampa in mattinata: “Le 12 donne sono state trasferite in altri tre comuni di cui manteniamo la privacy, ma la situazione si ripresenterà a breve, visto che sono in arrivo in regione a giorni altre 450 persone”.