Il ‘marchio di fabbrica’ dell’Ospedale Bambin Gesu’, di proprieta’ della Santa Sede, dev’essere ‘avere paura della corruzione’. Lo ha detto il Papa nell’udienza all’ospedale pediatrico nell’Aula Paolo VI. ‘Bisogna resistere alla tentazione di trasformare un ospedale di bambini in un luogo per fare affari’, dove ‘i medici diventano affaristi, gli infermieri affaristi, tutti affaristi’. Il Papa ha ricordato che il Bambin Gesu’ ha avuto una storia ‘non sempre buona’ e ‘il peggior nemico e’ la corruzione’. ‘Io posso finire la giornata sudato, sporco, stanco, con voglia di dire qualche parola brutta e mandare qualcuno a quel paese. Posso? Si’, ma senza corruzione!’.
Il “marchio di fabbrica” dell’Ospedale Bambino Gesu’, di proprieta’ della Santa Sede, dev’essere “avere paura della corruzione”. Lo ha detto il Papa nell’udienza all’ospedale pediatrico nell’Aula Paolo VI. “Bisogna resistere alla tentazione di trasformare un ospedale di bambini in un luogo per fare affari”, dove “i medici diventano affaristi, gli infermieri affaristi, e tutti affaristi”. Il Papa ha ricordato che il Bambin Gesu’ ha avuto una storia “non sempre buona”, e “il peggior nemico e’ la corruzione”. “Con la salute si inganna tanta gente”, ha aggiunto.
Il Papa, nel suo discorso quasi interamente ‘a braccio’, circondato dai bambini sul palco della Sala Nervi, rispondeva alle domande di una infermiera del Bambino Gesu’, di un ausiliare, di un neo-laureato in Scienze infermieristiche e di una ex paziente. In particolare al neo-laureato ha risposto: “Luca mi ha chiesto qual e’ il marchio di fabbrica del Bambin Gesu’. Sono i bambini. Il Bambin Gesu’ – ha proseguito – ha avuto una storia non sempre buona, alcune epoche non buone, con la tentazione di fare l’uniformita’, cioe’ la tentazione di trasformare un ospedale di bambini in luogo per fare affari, dove i medici diventano affaristi, gli infermieri affaristi, e tutti affaristi”. “Non dev’essere tutto perfetto – ha detto ancora -: per chi lavora nel Bambin Gesu’ il marchio di fabbrica e’ anche essere stanco, sudato, sporco, aver voglia di andare a casa, e poi voglia nuovamente di rimanere… Ma una sola cosa: avere paura della corruzione”. “Guardate i bambini! – ha invitato il Papa -. Pensiamo, ognuno di noi: posso fare affari corrotti con questi bambini? No. Io posso finire la giornata sudato, sporco, stanco, con voglia di dire qualche parola brutta e mandare qualcuno a quel paese. Posso? Si’, ma senza corruzione!”. “Il peggior nemico di un un ospedale come questo e’ la corruzione – ha aggiunto – e la corruzione non viene da un giorno all’altro. si scivola lentamente, oggi una mancia li’, domani una raccomandazione la’, e lentamente, senza accorgercene, si finisce nella corruzione”. “I bambini non sono corrotti – ha concluso Bergoglio -. E’ come in questo mondo dove si fanno tanti affari con la salute, si inganna tanta gente con l’industria della malattia: il Bambino Gesu’ deve saper dire ‘no’. Peccatori si’, tutti lo siamo: corrotti mai!”.
“Esperienza personale: a 21 anni ho avuto una polmonite gravissima, non si sapeva cosa fosse, pensavano fosse un’influenza, poi tanta febbre, mi hanno portato in ospedale e subito mi hanno tolto tanto liquido dal polmone. Ma il dottore ha detto: ‘Si dia un milione di penicillina e 500mila di streptomicina’. Poi se n’e’ andato e la suora che era infermiera, insieme all’altra, ha detto: ‘3 milioni e 1 milione’. Perche’ aveva il fiuto della malattia”. Papa Francesco ha raccontato questo episodio nell’incontro molto informale di questa mattina con la comunita’ dell’ospedale Bambin Gesu’. E ha rivelato di essere poi andato a trovare molte volte quella suora che gli salvo’ la vita disobbedendo al suo primario. “Era italiana – ha ricordato – sono andato a ringraziarla finche’ ha vissuto”. “Voi – ha commentato rivolto agli infermieri – avete il fiuto della malattia. Io non sparlo contro i medici, sono bravi eh! Ma le infermiere, gli infermieri, per quella vicinanza che hanno col malato hanno una qualita’ speciale per accompagnare e anche per guarire con la vicinanza. Ringrazio tanto le infermiere e gli infermieri per quello che fanno: Grazie tante!”.