“In considerazione delle circostanze, si allentino pure le sanzioni internazionali che inibiscono la possibilita’ dei Paesi che ne sono destinatari di fornire adeguato sostegno ai propri cittadini e si mettano in condizione tutti gli Stati di fare fronte alle maggiori necessita’ del momento, riducendo, se non addirittura condonando, il debito che grava sui bilanci di quelli piu’ poveri”. Cosi’ il Papa nel Messaggio ‘Urbi et Orbi’.
“Oggi l’Unione Europea ha di fronte a se’ una sfida epocale, dalla quale dipendera’ non solo il suo futuro, ma quello del mondo intero. Non si perda l’occasione di dare ulteriore prova di solidarieta’, anche ricorrendo a soluzioni innovative”. Cosi’ il Papa nel Messaggio ‘Urbi et Orbi’. “L’alternativa – ha detto – e’ solo l’egoismo degli interessi particolari e la tentazione di un ritorno al passato, con il rischio di mettere a dura prova la convivenza pacifica e lo sviluppo delle prossime generazioni”.
“Non e’ questo il tempo degli egoismi, perche’ la sfida che stiamo affrontando ci accomuna tutti e non fa differenza di persone. Tra le tante aree del mondo colpite dal coronavirus, rivolgo uno speciale pensiero all’Europa”. Lo ha detto Papa Francesco nel corso del messaggio di Pasqua, prima della benedizione Urbi et Orbi. “Dopo la Seconda Guerra Mondiale, questo amato continente e’ potuto risorgere grazie a un concreto spirito di solidarieta’ che gli ha consentito di superare le rivalita’ del passato”, ha ricordato a Bruxelles e alle capitali dell’Unione, parlando dai cancelli di fronte all’Altare della Confessione di San Pietro. “E’ quanto mai urgente, soprattutto nelle circostanze odierne, che tali rivalita’ non riprendano vigore, ma che tutti si riconoscano parte di un’unica famiglia e si sostengano a vicenda”, ha avvertito. “Oggi l’Unione Europea ha di fronte a se’ una sfida epocale, dalla quale dipendera’ non solo il suo futuro, ma quello del mondo intero. Non si perda l’occasione di dare ulteriore prova di solidarieta’, anche ricorrendo a soluzioni innovative. L’alternativa e’ solo l’egoismo degli interessi particolari e la tentazione di un ritorno al passato, con il rischio di mettere a dura prova la convivenza pacifica e lo sviluppo delle prossime generazioni”.
“In queste settimane, la vita di milioni di persone è cambiata all’improvviso. Per molti, rimanere a casa è stata un’occasione per riflettere, per fermare i frenetici ritmi della vita, per stare con i propri cari e godere della loro compagnia. Per tanti però è anche un tempo di preoccupazione per l’avvenire che si presenta incerto, per il lavoro che si rischia di perdere e per le altre conseguenze che l’attuale crisi porta con sé. Incoraggio quanti hanno responsabilità politiche ad adoperarsi attivamente in favore del bene comune dei cittadini, fornendo i mezzi e gli strumenti necessari per consentire a tutti di condurre una vita dignitosa e favorire, quando le circostanze lo permetteranno, la ripresa delle consuete attività quotidiane”. Così Papa Francesco nel Messaggio Pasquale prima della benedizione Urbi et Orbi.
Papa Francesco – dopo la celebrazione nella basilica di San Pietro in Vaticano, dall’Altare della Cattedra, spoglia di fedeli, della messa di Pasqua – sottolinea nel suo ‘Messaggio Pasquale’ che precede la tradizionale benedizione ‘Urbi et Orbi’, questo legame spirituale fra la situazione attuale del mondo immerso nella pandemia e il messaggio che arriva dalle Sacre Scritture. “Gesù Cristo è risorto! E’ veramente risorto! Come una fiamma nuova, questa Buona Notizia si è accesa nella notte: la notte di un mondo già alle prese con sfide epocali ed ora oppresso dalla pandemia, che mette a dura prova la nostra grande famiglia umana – afferma il Pontefice – In questa notte, è risuonata la voce della Chiesa: ‘Cristo, mia speranza, è risorto!’. Si tratta di un altro ‘contagio’, che si trasmette da cuore a cuore, perché ogni cuore umano attende questa Buona Notizia”.
Osserva il Papa: “E’ il contagio della speranza: Cristo, mia speranza, è risorto! Non si tratta di una formula magica, che faccia svanire i problemi. No, la risurrezione di Cristo non è questo – spiega Jorge Mario Bergoglio – E’ invece la vittoria dell’amore sulla radice del male, una vittoria che non scavalca la sofferenza e la morte, ma le attraversa aprendo una strada nell’abisso, trasformando il male in bene: marchio esclusivo del potere di Dio”. Così, “il Cristo risorto, nel suo corpo glorioso, porta indelebili le piaghe: ferite diventate feritoie di speranza. A Lui volgiamo il nostro sguardo perché sani le ferite dell’umanità afflitta”, invoca Papa Francesco.