Papa Francesco e’ in Azerbaigian, dove conclude il suo viaggio nel caucaso. Bergoglio ha celebrato la messa nella chiesa attigua al Centro salesiano di Baku, unica parrocchia cattolica del Paese a stragrande maggioranza musulmana (96% della popolazione). ‘Qualcuno puo’ pensare che il Papa perde tanto tempo per visitare una piccola comunita’ di 700 persone, in una citta’ di due milioni – ha detto – Ma il Papa in questo imita lo Spirito Santo, sceso dal cielo in una piccola comunita’ di periferia chiusa nel Cenacolo’.
“Qualcuno puo’ pensare che il Papa perde tanto tempo, fa tanti chilometri per visitare una piccola comunita’ di 700 persone in un pase di 2 milioni”. Papa Francesco ha pronunciato a braccio questa considerazione dopo l’Angelus, nella piccola chiesa salesiana di Baku, capitale dell’Azergaijan. “Eppure – ha continuato evocando la Pentecoste – fra voi si parla azero italiano, spagnolo, tante lingue e una comunita’ di periferia: ma il Papa in questo imita lo Spirito Santo anche Lui e’ sceso dal Cielo per una piccola comunita’ di periferia chiusa nel cenacolo. E quella comunita’ con timore si sentiva povera e perseguitata, e gli da’ il coraggio, la forza e la parresia per andare avanti e proclamare il nome di Gesu’ e le porte di quella comunita’ chiuse per la paura e la vergogna si spalancano ed esce la forza di Gesu’. Il Papa perde tempo come lo ha perso lo Spirito Santo”.
“Al fine di rendere possibile l’apertura di una fase nuova, aperta a una pace stabile nella regione, rivolgo a tutti l’invito a non lasciare nulla di intentato per giungere ad una soluzione soddisfacente”. Lo ha detto Papa Francesco parlando alle autorita’ dell’Azerbaigian, compreso il presidente Ilham Aliyev, con chiaro riferimento – pur non citandolo – al conflitto tra azeri e armeni nel Nagorno Karabakh. “Sono fiducioso – ha proseguito il Pontefice – che, con l’aiuto di Dio e mediante la buona volonta’ delle parti, il Caucaso potra’ essere il luogo dove, attraverso il dialogo e il negoziato, le controversie e le divergenze troveranno la loro composizione e il loro superamento, in modo che quest’area, ‘porta tra l’Oriente e l’Occidente’, secondo la bella immagine usata da san Giovanni Paolo II quando visito’ il vostro Paese (nel 2002, ndr), divenga anche una porta aperta verso la pace e un esempio a cui guardare per risolvere antichi e nuovi conflitti”.
“Nella notte dei conflitti, che stiamo attraversando, le religioni siano albe di pace, semi di rinascita tra devastazioni di morte, echi di dialogo che risuonano instancabilmente, vie di incontro e di riconciliazione per arrivare anche là, dove i tentativi delle mediazioni ufficiali sembrano non sortire effetti”. Così Papa Francesco nel corso di un incontro con musulmani, ortodossi e ebrei ospitato dallo sceicco, nella moschea di Baku, capitale dell’Azerbaijan, paese a maggioranza islamica dove i cattolici sono poco più di settecento. “Una pace vera, fondata sul rispetto reciproco, sull’incontro e sulla condivisione, sulla volontà di andare oltre i pregiudizi e i torti del passato, sulla rinuncia alle doppiezze e agli interessi di parte; una pace duratura, animata dal coraggio di superare le barriere, di debellare le povertà e le ingiustizie, di denunciare e arrestare la proliferazione di armi e i guadagni iniqui fatti sulla pelle degli altri”, ha detto il Papa. “La voce di troppo sangue grida a Dio dal suolo della terra, nostra casa comune. Ora siamo interpellati a dare una risposta non più rimandabile, a costruire insieme un futuro di pace: non è tempo di soluzioni violente e brusche, ma l’ora urgente di intraprendere processi pazienti di riconciliazione”, ha detto il Papa. “La vera questione del nostro tempo – ha detto il Papa – non è come portare avanti i nostri interessi, ma quale prospettiva di vita offrire alle generazioni future, come lasciare un mondo migliore di quello che abbiamo ricevuto. Dio, e la storia stessa, ci domanderanno se ci siamo spesi oggi per la pace; già ce lo chiedono in modo accorato le giovani generazioni, che sognano un futuro diverso. Nella notte dei conflitti, che stiamo attraversando, le religioni siano albe di pace, semi di rinascita tra devastazioni di morte, echi di dialogo che risuonano instancabilmente, vie di incontro e di riconciliazione per arrivare anche là, dove i tentativi delle mediazioni ufficiali sembrano non sortire effetti. Specialmente in questa amata regione caucasica, che ho tanto desiderato visitare e nella quale sono giunto come pellegrino di pace, le religioni siano veicoli attivi per il superamento delle tragedie del passato e delle tensioni di oggi. Le inestimabili ricchezze di questi Paesi vengano conosciute e valorizzate: i tesori antichi e sempre nuovi di sapienza, cultura e religiosità delle genti del Caucaso sono una grande risorsa per il futuro della regione e in particolare per la cultura europea, beni preziosi cui non possiamo rinunciare”.