Sindacati in piazza a Roma: “Rilanciamo il settore per rilanciare il Paese”.
“Siamo in 15 mila”: questa la cifra fornita dagli stessi organizzatori dal palco della manifestazione nazionale in piazza del Popolo a Roma, indetta da Fillea-Cgil, Filca-Cisl e Feneal-Uil in occasione dello sciopero generale del settore delle costruzioni, accompagnato dallo slogan “Rilanciare il settore per rilanciare il Paese”.
“Siamo soddisfatti dello sciopero e della manifestazione di oggi: la risposta dei lavoratori è stata superiore alle attese. Vuol dire che il problema è molto sentito”. A dirlo Vito Panzarella, segretario generale Feneal. “Ora – ha aggiunto – vediamo i fatti, vediamo cosa ci proporrà il governo; noi vogliamo una vera politica industriale per il Paese, sapendo che se non riparte l’edilizia non riparte l’economia. Vogliamo vedere nel merito cosa c’è nel decreto sbloccacantieri e nella riforma del codice degli appalti: va bene semplificare e sburocratizzare ma senza che si tolgano diritti ai lavoratori”. “In Italia – ha sottolineato Panzarella – vi è “una miriade di piccole imprese e liberalizzare il subappalto significa togliere delle tutele ai lavoratori. bisogna – ha aggiunto – garantire l’applicazione del contratto nazionale e combattere il dumping contrattuale”. Senza risposte da parte dell’esecutivo, i sindacati sono pronti a continuare la lotta: “dobbiamo dare risposte a questi lavoratori che soffrono”, ha concluso.
Non solo la Tav: sono almeno 30 le grandi opere sopra i 100 milioni di euro bloccate in Italia per un valore complessivo di oltre 36 miliardi di euro. Secondo le ultime rilevazioni dell’Ance sul sito sbloccacantieri.it. le grandi infrastrutture ferme sono concentrate maggiormente al Nord (17 opere per un totale di oltre 24 miliardi di euro), ma anche nel Centro-Sud (5 opere del valore totale di 8,2 miliardi al Centro Italia e 8 interventi per 3,5 miliardi di euro nel Mezzogiorno). Sono principalmente grandi interventi di collegamento e di ammodernamento di infrastrutture esistenti per migliorare la competitivita’ dei territori. Ma ci sono anche importanti opere per la salute e la sicurezza dei cittadini come ospedali o progetti contro il dissesto idrogeologico. Le opere segnalate e censite dall’Ance sono molte di piu’: arrivano a 600. L’associazione rilancia l’allarme per il settore: 620.000 posti persi nelle Costruzioni dal 2008 e 120.000 imprese chiuse. Per i sindacati, contando anche l’indotto e la produzione dei materiali si arriva a 800.000 e di qui a pochi mesi sono a rischio altri 150.000 posti sulla scia della crisi delle grandi aziende. Allarme condiviso da Confindustria che avverte: riaprire i cantieri potrebbe avere “un forte impatto espansivo” sulle Costruzioni e su diversi altri settori. “Cio’ potrebbe alzare il Pil italiano di oltre l’1% in tre anni rispetto allo scenario previsivo di base, con un aumento molto limitato del deficit”.